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Sacher per la nonna…

luglio 13, 2017

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Nel sottobosco del Cansiglio, perdendosi lungo quei sentieri che vanno su e giù tra conche e avvallamenti, all’ombra di abeti e larici è facile lasciarsi prendere dalla stanchezza psicologica di chi non vede un orizzonte, un punto di riferimento. E allo stesso modo oggi, srdraiato sul mio divano a casa sono preso dallo scoramento non vedendo notifiche di Giulia lampeggiare sul mio smartphone. Ma perché non ci sono io dall’altra parte? Saprei bene cosa scrivermi, cosa mi piacerebbe ricevere. O forse no. In fondo cosa mi piacerebbe leggere adesso su questo stupido coso? Forse mi basterebbe vedere che mi ha scritto qualcosa, non avrei neppure bisogno di leggere. Anzi, leggendo non farei altro che ritornarle la palla come a tennis e poi dovrei attendere qualcos’altro. In fondo tutto si riduce a questo tam tam. E’ tutto così senza sostanza. Del resto non ci siamo neppure mai visti. Giulia. Magari le puzza pure l’alito o ha una voce da gallina. Che stupido sono. Mi piace però come scrive, quello che pensa. Ci siamo simpatici e si vede che lei ci tiene a me almeno quanto ci tengo io. Ma chi può dire questo in fondo? E’ impossibile penetrare l’animo umano e sentire quello che un altro sente. Questa acrobazia riuscirà forse a Dio ma non di certo a noi povere creature. Forse gli innamorati sfiorano questo stadio, o una madre, talvolta, con i propri figli. E cosa sta pensando questo gatto che viene a controllarmi? Se fosse un inviato di Giulia? Sarà per questo che lei non mi scrive. Per precauzione meglio che io smetta di scaccolarmi il naso e mi metta a far qualcosa. Prima però aspetto almeno una notifica.

Tutto questo casino sentimentale è solo una piccola parte di me che in questi giorni si è ingigantita, impossessata della mia vita. Mi accade spesso per la verità. Sono troppo sensibile e assecondo facilmente i primi impulsi idealistici verso un sentimento, è la curiosità di conoscere un’altra persona a spingermi, verso la vita in ultima analisi, dato che la vita è relazione con l’altro.. Le preparo subito un piedistallo e poi la venero, venero qualsiasi cazzata possa uscire da quel gesso, perché in fondo di gesso si tratta. Manco la conosco. Ok, vado a giocare a calcio con gli amici, anzi no. Mi sento stanco e questa storia mi sfianca. Andrò con altri amici al bar. Davanti ad una birra a parlare di cazzate. Chissà perché parliamo poi. Si potrebbe benissimo starsene zitti .Le risate con le facce da ebete mi annoiano dopo cinque minuti. Sto pensando a come mi prenderebbero per il culo i miei amici se solo raccontassi di questa Giulia.

Mentre penso a tutto questo non mi accorgo che mi sono arrivati quattro messaggi in due minuti. E uno è il suo. Lo guarderò per ultimo. Adoro l’attesa, ma come pensavo prima mi basta che mi abbia scritto. In questo modo si rinnova la considerazione di lei per me, e questo mi basta.  Due messaggi sono solo due vignette di un gruppo di scuola. In altri momenti riderei e li inoltrerei ad altri amici ma oggi sono permeato di nobili sentimenti e li cancello senza indugiare. Uno è di una mia amica che mi sta un po’ dietro ma che non è il mio tipo. Cerco di non caldeggiarla ma in fondo le sono affezionato e lascio che si illuda senza procurarle direttamente un’illusione. Mi limito ad essere gentile, a volte mi interesso del suo stato. Magari anche lei fa la stessa cosa. Forse sono io l’illuso. Ora sono pronto ad aprire questo agognato messaggio di Giulia. Finalmente. Testo del messaggio: “Ciao Luca, sabato faccio un giro con la mia amica a Vittorio”.

Wow. Chiudo il cellulare…e anche gli occhi. Ora penso di Nuovo. Si mi fa piacere. Era quello che volevo in fondo. Sto perdendo un po’ della mia libertà? Ho il vizio di ingigantire le situazioni. In fondo ha detto che viene a Vittorio, non che mi vuole sposare, cavolo. Ha un’amica, chissà come sarà la sua amica. Ecco mi sento già in colpa per pensare alla sua amica. Poi penso se sabato ho qualcosa da fare. Non mi pare, a parte dormire la mattina e giocare alla play il pomeriggio. Non mi sembra neppure di avere feste. Peccato però. Una festa sarebbe stata un’occasione ideale per incontrarci informalmente. Un incontro fissato puzza di esame scolastico e il rischio di fare una figura di merda è sempre in agguato. La via di mezzo è quella di invitarle all’aperitivo insieme ai miei amici. Ma no. In fondo io sono Luca e sono sicuro di me. So come si tratta con le donne, sono pieno di amiche e poi sono solo un ragazzo e se non dovessi piacerle chissenefrega. Al prossimo corso universitario la scelta non mi mancherà.

Ora le rispondo così: “Ciao Giulia, che bella sorpresa. Dove vuoi che ci troviamo?” Click. Inviato.

Oggi è solo giovedì. Potrei andare a tagliarmi I capelli. E domani andrò in piscina o al lago così mi presenterò abbronzato e al meglio delle mie possibilità. Sono un po’ su di peso ma la vedo dura rimediare per sabato.

Indosserò una camicia bianca di lino, anzi no. Dipende anche dall’ora dell’incontro. Se è di giorno meglio una semplice maglietta, se è la sera meglio la camicia.

Ecco che mi scrive un altro messaggio la mia Giulia “Veniamo a Vittorio in occasione di una inaugurazione di un libro, è alle 11 di mattina presso l’Ex Chiesa di San Paoletto a Ceneda”.

“Di che libro si tratta?” Rispondo di getto prima di introdurre questo pensiero nella mia mente.

“E’ uno scrittore sconosciuto della zona, ma la presentazione mi ispira, il titolo del libro è -Ricordati di dire che lo vuoi senza ghiaccio-“

“Figata, ispira anche me” Rispondo io, in verità non mi sono ancora lasciato coinvolgere da questa ispirazione. “Ci vediamo lì, so dov’è.” aggiungo.

Beh forse per l’inaugurazione di un libro è proprio meglio la camicia anche se si tiene al mattino.

Lei mi manda un cuoricino e anch’io…chissà quale significato hanno in realtà queste faccette. Valgono un bacio? Un ammiccamento?

Ora mi rilasso. Devo informarmi un po’ sull’evento, così da guadagare qualche punto andando lì preparato. Sono un bastardo lo so, ma devo giocare le mie carte. Potrei chiedere alla secchiona della mia classe ma preferisco lasciar perdere evitando così il rischio che venga pure lei.

In biblioteca trovo un opuscolo con la pubblicità di questo evento. Rileggo il titolo, l’autore si chiama Lucio Scarabel. Non lo conosco. “Bla bla bla, ore 11, bla bla bla …seguirà rinfresco.” Ottimo.

E’ sabato mattina. Mi alzo alle nove. Una bella doccia dato che fa caldo e poi camicia bianca. I capelli sono corti, piegati indietro con un po’ di ciuffo sulla fronte. Mi sento figo.

Vado a bermi un caffè e mi leggo la “Gazzetta dello Sport”. Mi interessano poche cose. Ora c’è il Tour de France e Wimbledon. Il resto è calciomercato ma serve solo per illudere i tifosi. Sono le 10.30, sono un po’ in anticipo ma sono tranquillo. Ho un po’ caldo e tiro su le maniche della camicia.

Bevo anche uno spritz. Lo switch time dal caffè allo spritz è verso le 10.30. Il mio stomaco avrà da ridire ma si vendicherà più avanti, ora è giovane e deve lavorare. Fa caldo e ho un po’ di mal di testa. Ora penso anche all’incontro con Giulia. Dovrebbe arrivare ora. Mi avvio verso la Chiesetta di San Paolo. Saluto un po’ di persone che conosco di vista. Cazzo c’è anche la mia insegnante di italiano. Che culo. Il prossimo anno parto con il bonus di sicuro se si ricorderà di avermi visto. Mi saluta dicendomi: “Luca, non mi aspettavo di trovarti qui”, e io “Lei non ha ancora compreso le mie capacità”. Ride.

Eccola, è lei, Giulia. E la sua amica. Quest’ultima è più anonima. O almeno non attira la mia attenzione. Si avvicinano con un sorriso. Mi hanno già identificato. Giulia indossa un vestito bianco, non da sposa, molto estivo con una leggera scollatura da dove sbucano due seni generosi nei quali cerco di non far cadere troppo il mio sguardo. Non ha collane ne orecchini. I capelli chiari le danzano dolcemente sulle spalle. Sono confuso. Porta un paio di scarpe azzurrine di tela. Ma ciò che mi colpisce di più è il suo sorriso e il colore chiaro dei suoi occhi. Troppo facile innamorarsi di una così. Non credo di essere degno di farle la stessa impressione. La voce non è propriamente da gallina ma non è come mi aspettavo. Sto pensando ad un altro animale ma non me ne vengono in mente. Esordisce lei: “Ciao Luca, ti presento la mia amica Susanna, finalmente ci vediamo”. La sua amica mi fissa continuamente. Forse deve riferire a Giulia tutte le impressioni su di me, per cui cerco di dedicarle qualche sorriso e ammiccamento.

La circostanza non si rivela delle migliori. Dobbiamo interrompere subito l’incontro per trovare posto tra gli astanti. Non siamo in molti. Una cinquantina. Però il rinfresco sembra preparato per più persone e questa cosa mi mette di buonumore. Giulia è seduta vicino a me. Spero di non avere l’alito pesante. Lo scrittore viene presentato dalla mia prof. Lo faccio notare a Giulia. Ride e applaudiamo. Mi sento galvanizzato.

Il titolo incuriosisce anche me. Lo scrittore è simpaticissimo. Il libro racconta una storia sentimentale costellata di incomprensioni caratteriali seguite da riappacificazioni tra i due protagonisti. Con il passare del tempo le cose migliorano. Hanno levigato le loro discussioni, eliminando il ghiaccio, ossia quelle cose non dette che allungavano il sapore e i tempi di queste frizioni. Io e Giulia ogni tanto ci guardiamo. Vorrei baciarla. Dopo una mezzora circa c’è spazio per le domande all’autore, vorrei far notare la mia brillantezza esponendomi ma qualcuno mi anticipa e allora penso di lasciar perdere. Ci alziamo. Sono accaldato, non c’era l’aria condizionata. Acquistiamo una copia con dedica del libro e ci avviciniamo ai tramezzini. Non devo far la classica figura famelica, mi faccio dare dall’inserviente due calici di uno sguazzetto arancione analcolico per le due ragazze e io mi prendo un prosecco. Giulia mi guarda divertita mentre Susanna mi pone alcune domande. Forse il suo ruolo è questo. Chissà cosa si sono dette prima di venire. Mi sento a mio agio tutto sommato. Giulia mi guarda e sorride, talvolta ride, però mi guarda sempre dritta negli occhi. Chiedo quali programme abbiano dopo. Mi dicono che la mamma di Susanna passerà a prenderle di lì a poco. Peccato. Tutto così breve ma forse meglio così. C’è una torta Sacher che quasi nessuno azzanna. Penso a mia nonna. Lei adora questa torta. Senza pensarci troppo prendo un tovagliolo e ci infilo in mezzo una fetta. Mentre riferisco alle due ragazze la mia intenzione mi rendo conto di quello che sto facendo e arrossisco. Eccola, la mia figura di merda. Sapevo che l’avrei fatta anche se non sapevo come. Loro si mettono a ridere. Susanna guarda il suo cellulare e annuncia a Giulia che sua madre le sta aspettando poco lontano. Ci salutiamo. Giulia mi stringe forte la mano e io con l’altra le cingo il fianco mentre ci baciamo sulle guance. “A presto” le dico e lei: “Ci sentiamo”.

Sono passati dodici anni. Io e Giulia siamo seduti in un ristorante con una coppia di amici. Parliamo di come ci siamo conosciuti. Poi Sara ci chiede a Giulia perché ha deciso di sposarmi. E lei spontaneamente ricorda l’episodio della fetta di torta che ho trafugato per la nonna. Quel gesto le aveva fatto tenerezza e aveva capito che poteva fidarsi di me. Siamo sposati da otto anni ed era la prima volta che sentivo questo aneddoto. Più tardi la sera mentre eravamo a letto con il nostro figlioletto in mezzo ho allungato la mano cercando quella di Giulia e sorridevo con gli occhi chiusi beatamente pensando a quel rinfresco.

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