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GLI ANIMALETTI DISPETTOSI

Copertina

Il mio libro “Gli Animaletti dispettosi” ora è disponibile anche su Amazon,  invio il link sotto:

Amazon- Gli animaletti dispettosi

Sono cinque racconti che parlano di cimici, ragni, zanzare, formiche e mosche e le loro avventure.

Naturalmente i bambini si appassionano leggendolo ma anche noi grandi possiamo riscoprire un lato avventuroso e semplice che fa parte della nostra fanciullezza.

I disegni sono di Viviana Trentin  Viviana Trentin blog

questo libro è immancabile nella tua biblioteca. A parte gli scherzi è distribuito nelle librerie in Veneto e Friuli Venezia Giulia da Mondadori (Editore Alzani)

Qui sotto alcune immagini della presentazione nazionale che ha avuto luogo nella incantevole cornice del Castello di Dolceacqua (Im) il 13/07/2018:

Invito

Firma

Viviana e Luigi

Dolceacqua sera

Dolceacqua

Lucio

Lucio Scarabel

ritratto Gigi

Luigi – Ritratto di Viviana Trentin

Chiara

Monet

Le otto montagne di Paolo Cognetti

Essendo un amante della montagna ho affrontato questo libro con passione. Parole come cenge, forcelle e pino mugo mi fanno sentire il profumo di casa e mi rimandano agli anni in cui sgambettavo con gli amici ogni fine settimana. Il libro è scritto molto bene e le vicende sono narrate scavando in profondità del proprio animo. Traspare evidente una narrazione autobiografica. Ho apprezzato molto le similitudini e le metafore che esprimono sempre una riflessione intima e accurata.

Come spesso accade, durante la lettura cerco di immedesimarmi nell’animo dei protagonisti, in certi momenti si avvicinano al mio sentire e in altri mi sfuggono.

La storia si sviluppa attorno al carattere e al legame di due amici con sullo sfondo le loro famiglie di origine da cui hanno ereditato passioni e limiti.

Nel caso di Bruno è proprio la mancanza del minimo dialogo tra suo padre e sua madre a determinare tutta la sua incapacità di gestire una relazione con Lara, la ragazza che le darà anche una bambina e pure con quest’ultima. Pietro invece ha ereditato il difficile rapporto dei suoi genitori uniti solo dalla passione per la montagna e dal rispetto tra di loro, ma, a differenza del suo amico, è stato allevato con attenzione e affetto.

Ad impregnare l’esistenza di tutti i personaggi è, a mio avviso, la solitudine che solo la madre di Pietro riesce a rifuggire completamente grazie alla sua vocazione ad aiutare gli altri che diventa anche la sua professione.

Bruno e Pietro sono figli unici e questo secondo me non li ha aiutati.

Bruno, alla fine, si è arreso abbandonandosi totalmente al destino che la sua montagna gli stava riservando, forse alla fine l’unica amica a cui lasciarsi andare, dato che Pietro, per quanto generoso e altruista nei suoi confronti non poteva fare altro.

Rimane  nel mio cuore una desolazione per il destino segnato del buon Bruno, per la sua compagna Lara e la sua piccola figlia. Pietro in qualche modo potrebbe aver trovato forza e insegnamento da tutto ciò per rimodellare nel suo intimo certe situazioni che la vita offre e poterle affrontare con una coscienziosa consapevolezza e coraggio.

Ripeto, un libro scritto bene e con profondità d’animo.

 

L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio

Recensione di Luigi Tabarini

Gigi Arminuta

Ho avuto modo di sentir parlare l’autrice ad una presentazione dove venivano proposti altri due libri oltre al suo.

Non mi ricordo cosa mi avesse colpito delle sue parole, non lo so, forse la sensazione che ho avuto è di una persona che preferisce esprimersi attraverso la scrittura. Eppure sono riuscito a cogliere qualcosa di essenziale, di vero.

Le prime pagine hanno confermato queste sensazioni. Scrive come piace a me. Senza fronzoli. Essenziale. Carne viva. La descrizione e l’ambiente lo crea chi legge così come la riflessione. Lei ti da il nocciolo.

La bambina, ragazzina protagonista rappresenta e racconta un’esistenza faticosa ma sempre attenta e non arrendevole nei confronti della vita. Forse dentro non è una ragazza forte ma possiede come si suol dire una scorza che le permette di andare avanti, di sfidare se stessa e ciò che subisce. Fondamentale sembra essere lo specchiarsi con la sorella che diviene alla fine la compensazione di ciò che le manca, senza la sorella con cui confrontarsi sicuramente la sua vita le avrebbe riservato molti più dubbi. Invece in lei trova delle risposte.

La madre naturale è tutto ciò che non dovrebbe essere una madre perché sembra non contemplare alcuna forma di amore nei confronti dei propri figli, appare come una donna legata solo alla sua sopravvivenza, la morte tragica di suo figlio la mette in crisi ma ormai non è più in grado di uscire da questa esistenza che ha scelto di incarnare. La madre putativa, seppur in un modo diverso non ha saputo anch’ella slegarsi dalle convenzioni e dall’opportunismo di una vita finto borghese. In un certo senso le due mamme non sono molto diverse. Anche gli uomini raccontati in questo libro sembrano comporre un mosaico di mediocrità, alla fine solo il burbero padre con i suoi evidenti limiti ereditati dal duro lavoro e dalle dure condizioni domestiche lascia scorgere dei tratti umani oltre al povero fratello deceduto la cui personalità sembra distinguersi rispetto agli altri anche se non viene affrontata in modo analitico in questo racconto.

Il giudizio dei compagni di scuola e degli abitanti assume un valore relativo, ispessisce la scorza di chi lo subisce costringendo a ricercare ulteriori energie e linfa vitale dentro di se.

In sintesi questo libro mi ha raccontato delle realtà difficili, di privazioni, di miseria culturale e affettiva e di bambine, adolescenti e future donne che hanno saputo sopravvivere a tutto questo con tenacia, orgoglio e lucidità. Scritto molto bene. Mi è piaciuto molto.

Mattino di agosto

In queste bellissime e terse mattinate di fine agosto i primi raggi del sole illuminano e riscaldano anche un piccolissimo quadrato di terra
e un comune fiorellino mentre le nobili rose sono ancora all’ombra intirizzite. È un segno che l’Amore non si dimentica di nessuno. Per questo bisogna non smettere di sperare.

Gnocchetti alle “zimoe”

Ci sono alcuni momenti dell’anno che presentano dei risvolti opposti. La bellezza della primavera, la fioritura degli arbusti, il sole che riscalda fino a pomeriggio inoltrato coincide ahimè anche con il primo sfalcio dell’erba. Entro nella casetta degli attrezzi e guardo il mio tagliaerba Pablo. E’ una sfida di sguardi. Lui sa che devo portarlo fuori e ne gode, io lo so che non ho alternative se voglio evitare la giungla in giardino e le occhiatacce dei miei ineccepibili vicini pensionati. Non ho scelta. La mia fortuna è che si tratta di pochi metri quadri e in mezz’oretta me la posso cavare. La mia pigrizia mi ha indotto a prendere un rasaerba a batteria, senza fili. Non uso il sacco raccoglierba per non dover provvedere allo smaltimento nell’umido.
Dopo qualche secondo di esitazione usciamo io e lui come marito e moglie, che, pur non sopportandosi, vanno a braccetto a prendere il gelato ai giardini. Appena accendo l’interruttore, il mio sguardo cade su un angolo del prato e scorgo delle “zimoe” (Strigoli in italiano – silene vulgaris).

zimoe

Lo rispengo subito lasciando il mio partner smarrito e vado a procurarmi una terrina. Le “zimoe” sono una delle mie erbette preferite e normalmente condiscono alla grande un risottino od una frittata.
Raccolgo tutto quello che trovo (poca roba) giusto per riempire una terrina media. Sciacquo con il bicarbonato e scolo alcune volte con l’acqua fresca. Metto in pentola a bollire lentamente per un’oretta. Lascio raffreddare.
Questa volta ho pensato di fare dei gnocchetti.
Mi procuro del pangrattato, del parmigiano, un uovo e la farina. Più o meno la terrina dovrebbe essere sufficiente per preparare 4 porzioni.
Le “zimoe” ora vanno frullate.
La preparazione è molto semplice, butto tutto in un contenitore per impastare con un cucchiaio. Non specifico le quantità ma il tutto dovrebbe essere proporzionale a preparare un impasto consistente e facilmente lavorabile. Chiaramente la farina è a completamento e la sua funzione è quella di amalgamare il tutto. Il tocco finale può essere costituito da un pizzico di menta tritata per aggiungere un po’ di freschezza. Il sale non l’ho messo.
Lo aggiungerò in cottura. Il condimento può essere un classico burro e salvia, del semplice olio con parmigiano oppure il pomodoro.
Pablo nel frattempo sta guardando con invidia il rasaerba del giardino attiguo che si sta scolando la sua birra guadagnata con il sudore.

Filippo

FilippoCon la maglietta a rovescio
Storia di Filippo Bataloni
Autori: Anna Mazzitelli, Stefano Bataloni

 

Man mano che scorrevo le righe delle prime pagine mi rendevo conto di entrare nell’intimità di una famiglia, seppur di amici, nel suo dolore, nella sua lotta contro la malattia, nella sua visione della Fede. Per questo motivo mi sentivo un po’ intimidito e a volte fuori luogo. Cosa c’entro io? Che diritto ho di leggere questo libro dal basso della mia misera vita, vita piena di errori e di superficialità? Nello stesso tempo, leggendo, si rafforzava il mio legame con tutti, Filippo, la mamma, Francesco, Giovanni in modo minore essendo arrivato dopo ma soprattutto con il papà immedesimandomi più facilmente per comunanza di ruoli.

Ho respirato la loro normalità, la loro impotenza, la loro forza, il loro affidarsi l’uno all’altro e ognuno a Dio. Ho sentito il loro respiro mancare e il loro cuore palpitare ogni volta che le notizie non erano quelle che speravamo tutti. Avevo conosciuto Filippo attraverso Anna, lui era ancora qui tra noi e avevo coinvolto la mia famiglia nelle preghiere. Quello che è rimasto nel mio cuore dopo questa lettura è la domanda ultima sulla sofferenza, il perché di questa. Non ho soddisfatto questo dilemma, forse ho solo la più chiara consapevolezza che come dicono Anna e Stefano, la croce va abbracciata per non esserne sopraffatti. Solo abbracciandola, pur rimanendo il mistero, avremo la pace del cuore, una serenità per continuare a vivere in un legame con Dio, la Vita Eterna, il nostro Filippo e i nostri cari. Un’altra cosa che si percepisce da questo libro è il legame tra le persone, anche di chi si incontra quasi casualmente lungo il cammino, l’importanza di ogni singola persona, di ogni singolo gesto. Tutto ciò rimanda al grande progetto di Dio sull’umanità, sulla fratellanza e sulla solidarietà come se tutti fossimo compartecipi nella realizzazione di qualcosa che ancora non comprendiamo appieno.

 

Neve

snow

La neve che cade è sempre magia e tocca il nostro animo, almeno il mio, e non posso non pensare ad alcune poesie o brani che ne parlano.
Il mio pezzo preferito è il brano finale ne “I morti” di James Joyce ma poi ci sono altre belle poesie scritte sulla neve.

Mi piacerebbe saper dipingere perché in un quadro puoi fissare l’essenza di quello che vedi filtrato dal tuo cuore ma sono negato.
Allora provo a scrivere ma più parole aggiungi più cose si perdono.

In silenzio
incollato dietro a un vetro
con il tepore alle spalle
mi avvolgi nel tuo incanto
e mi trasporti
Esco
Il rumore dei miei passi
come un cartone
strappato delicatamente
e i bambini che si tirano le palle di neve
con gli occhi illuminati
di magia, di mistero, di purezza.

L. Tabarini

Joyce:
Lacrime più copiose gli velarono gli occhi e nella penombra gli parve di vedere la figura di un giovane in piedi, sotto un albero grondante di pioggia. Altre figure gli erano vicine. La sua anima aveva avvicinato la regione in cui dimora la folla sterminata dei morti. Ne era cosciente, ma non riusciva a coglierla, quella loro effimera e tremolante esistenza. La sua stessa identità si stava smarrendo in un mondo grigio e impalpabile, e lo stesso mondo materiale, il mondo sul quale quei morti avevano vissuto e procreato si andava dissolvendo e rimpicciolendo.

Un lieve battito sul vetro lo fece voltare verso la finestra. Aveva ripreso a nevicare. Restò a osservare, assonnato, i fiocchi di neve, argentei e scuri, che scendevano obliquamente davanti al lampione. Era giunto il momento di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali avevano ragione: nevicava su tutta l’Irlanda. La neve cadeva in ogni parte della bruna pianura centrale, sulle colline brulle, scendeva piano sulla palude di Allen e, più a occidente, calava lieve sulle cupe onde tumultuanti dello Shannon. E cadeva anche su tutto il solitario cimitero di campagna, là in cima alla collina dove era sepolto Michael Furey.

S’ammucchiava sulle croci contorte e sulle pietre tombali, sulle punte del piccolo cancello, sui cespugli brulli. E l’anima gli si velava a poco a poco mentre ascoltava la neve che calava lieve su tutto l’universo, che calava lieve, come a segnare la loro ultima ora, su tutti i vivi ed i morti.

James Joyce, I morti, in Gente di Dublino, traduzione di di Marco Papi ed Emilio Tadini, Garzanti, 1978

Gianni Rodari: La neve

Che bella neve,
che invenzione la neve di lana e di cotone…
Non bagna i guanti né le mani senza guanti,
né i piedi senza scarpe,
né i nasi senza sciarpe,
né le teste senza cappello,
né i cappelli senza ombrello,
né le stufe senza carbone,
questa bellissima invenzione,
la neve di lana e di cotone.

Emily Dickinson: Il cielo è basso

Il cielo è basso, le nuvole a mezz’aria,
un fiocco di neve vagabondo
fra scavalcare una tettoia o una viottola
non sa decidersi.
Un vento meschino tutto il giorno si lagna
di come qualcuno l’ha trattato;
la natura, come noi, si lascia talvolta sorprendere
senza il suo diadema.

Umberto Saba:

Neve che turbini in alto e avvolgi
le cose di un tacito manto.
Neve che cadi dall’alto e noi copri
coprici ancora, all’infinito: imbianca
la città con le case, con le chiese,
il porto con le navi,
le distese dei prati…