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The passion

Musée art moderne Lyon Gesù orto degli Ulivi

1. Gesù è condannato a morte

Arriva il giorno in cui sentiamo con i nostri orecchi ciò che alloggiava fisso nel nostro presentimento, ma qualcosa in noi, una flebile speranza, ci induceva a negare o a posticipare. Uno sfratto, la lettera di un avvocato che ci notifica l’udienza per la separazione, la conferma della bocciatura a scuola, una diagnosi medica negativa o il licenziamento. Eccoci qui, con scritto nero su bianco il nostro destino. L’amaro fiele scorre dentro di noi e ci svuota. Rimaniamo assenti in preda allo scoraggiamento, alla sconfitta, all’umiliazione, alla derisione.

Questo è il sentimento di Gesù nell’orto degli Ulivi, gli amici ci sono ma non riescono in questo momento a rendersi utili e noi quasi non li vediamo. E’ tutto grigio e inerte.

I tentativi di pregare sono flebili come il battito del nostro cuore. Ma questo è il momento in cui il Padre Nostro ci è accanto, nel momento più nero, anche se noi non lo vediamo e sentiamo, anzi tendiamo ad un moto di ribellione che ci fa esclamare “Lasciatemi stare, lasciatemi solo”.

Ma Gesù che ha vissuto tutto questo ci è ancora più vicino e si stringe a noi senza che lo sentiamo. Abbandoniamoci e lasciamo che Egli viva per noi questi momenti.

2. Gesù è caricato della croce

Poche ore dopo il nostro Calvario ha inizio. Fino al momento precedente era il tempo dello sconforto e dell’abbandono ma ora ci viene fatta vedere la nostra croce e delineato il nostro percorso. Senza forza e motivazione dobbiamo avviarci. Siamo esposti al pubblico sguardo e non abbiamo molta scelta. Attingiamo in fondo al pozzo delle nostre risorse e con un rigurgito di orgoglio partiamo. La strada è lunga e non vediamo la meta. Ogni gesto, ogni sforzo si susseguono quasi automaticamente. Il nostro spirito è abbandonato a qualcosa che non si può vedere e sentire ma sappiamo che dobbiamo andare avanti.

3. Gesù cade per la prima volta

E come immaginavamo arriva il nostro primo cedimento. In un momento di stanchezza ci lasciamo sopraffare dagli eventi, dai giudizi, dalle accuse, dallo sconforto. Anche il senso di ingiustizia ci delude, perché nessuno interviene, perché nessuno vede come vedo io? Siamo stanchi e chiudiamo gli occhi. Che sia quel che sia…Ma dentro di noi c’è qualcuno che ci muove, senza esortarci, senza farsi sentire perché sa ciò che proviamo e il suo rispetto per il nostro dolore è totale.  Improvvisamente ci rialziamo e senza rendercene conto siamo di nuovo in cammino, senza spiegazione logica e per un po’ le figure sfumate intorno si riappropriano di un contorno, riprendono un pallido colore.

4. Gesù incontra sua Madre

E subito riconosciamo i volti più cari, nostra Madre. Colei che avevamo accantonato, per non deluderla, per non coinvolgerla nelle nostre miserie. Un tempo che ci pare lontano eravamo pieni di vita, di entusiasmo e di orgoglio, ora siamo lì sconfitti dalla vita e impotenti come bambini. E Lei è lì con noi, ancora, è sempre stata lì, appartata, rispettosa, sofferente ma presente e fedele. Era lì quando ci siamo affacciati a questa vita soffrendo i dolori del parto insieme a noi ed oggi è ancora qui con noi, un legame che non si può spezzare mai. Non riusciamo a parlare e lei neppure però il nostro sguardo si incontra e si alimenta di amore e consolazione. Grazie Signore per averci donato la stessa tua Madre.

5. Gesù è aiutato a portare la croce da Simone di Cirene

La Provvidenza. Camminando e uscendo dal nostro guscio possiamo incontrare qualcuno, qualcuno che sembra capitato per caso ma non è solo il destino a farci questo dono. Siamo scettici perché non capiamo ma dobbiamo avere un atteggiamento di apertura, fidarci. E senza che noi avessimo il coraggio di chiedere qualcosa questo estraneo ci aiuterà, farà un tratto di strada con noi. Com’è sorprendente la vita quando l’Amore si manifesta in questo modo. Tendiamo a chiuderci, ad essere scorbutici, a diffidare di tutti ma a volte dobbiamo solo lasciarci prendere per mano come fanno i bambini. Grazie Signore per questi brevi compagni di vita.

6. Santa Veronica asciuga il volto di Gesù

Ed anche la mano sicura della nostra amica è lì. L’amicizia è un dono prezioso ed ora comprendiamo di quanto avessimo bisogno di questo calore. Forse tante volte nel passato abbiamo sminuito il valore di queste persone, magari distratti dal nostro lavoro od occupazioni. Ora che non abbiamo nulla ci rendiamo conto della loro importanza. Veronica poteva avere un sacco di impegni, la sua vita, le sue cose da fare ma ha scelto di essere lì con noi in questo momento, la sua priorità eravamo noi e sentiamo la sua mano calda e premurosa sul nostro volto sofferente. Abbiamo cura di queste persone. Grazie Signore per i miei amici.

7. Gesù cade per la seconda volta

Ed ora che che abbiamo goduto di queste consolazioni improvvisamente ci riscopriamo soli. Siamo deboli e la nostra salita è ancora lunga. La notte arriva sempre, anche dopo una giornata in cui ci eravamo illusi di aver ripreso le redini della nostra vita, di essere in grado di camminare da soli. Succede, succede sempre. A volte lo sconforto è più grande della prima caduta perché pensavamo di essere in grado di rialzarci facilmente ma non è così. Ora però abbiamo la consapevolezza di poter riuscire a contare sulle nostre forze. Dopo esserci rialzati la prima volta, sappiamo di poter riuscirci anche con le nostre forze. Nella vita dobbiamo saper contare su noi stessi, ci sono i nostri genitori, i nostri amici, Dio ma ci sono momenti in cui essi si limitano a guardarci perché è il momento di dimostrare cosa sappiamo fare, come due genitori che lasciano fare i primi passi al proprio figlio da solo, sostenendolo solo con il loro sguardo.

8. Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme

Noi abbiamo la tendenza a fare le vittime. Siamo vittime di tutto, della vita, della miseria, della cattiveria altrui, ma Gesù ci sveglia da questo senso di vittimismo e ci esorta ad assumerci le proprie responsabilità. Quanto abbiamo contribuito con i nostri errori, la nostra superficialità, la nostra imprudenza per ritrovarci ora in certe situazioni? Non dobbiamo indugiare a piangerci addosso ma piuttosto a reagire e se ne abbiamo la possibilità a rimediare, a non commettere più certi errori perché in questa o nella prossima vita ci verrà chiesto il conto.

9. Gesù cade per la terza volta

A questo punto concentriamoci su Cristo perché Egli è caduto per la terza volta. E’ allo stremo delle sue forze, questa salita pare non avere fine, perfino il pensiero della morte non sembra più così nero. In questo momento c’è quasi la resa. Non riesce forse neppure a pensare, in balia dello sforzo disumano. Stiamo scavando in fondo al pozzo. Ci sono delle braccia attorno, lo aiutano a rialzarsi, è un momento anche per noi dove solo la grazia dello Spirito può salvarci, non sappiamo come.

10. Gesù è spogliato delle vesti

Non hanno pietà di nulla, l’umiliazione è totale. Da qui in poi è solo abbandono alla volontà del Padre. Le vesti rappresentano i nostri ultimi legami materiali con questo mondo, poi si rimane nudi, l’uomo nella sua essenza, quello che siamo, anche con le piaghe e la sofferenza, la dignità dell’uomo è intoccabile e sacra. Madre Teresa lo sapeva bene.

11. Gesù è inchiodato sulla croce

Le ultime offese, la cattiveria più malvagia. Infierire contro Dio e contro noi stessi. Ogni chiodo è un sigillo della nostra disumanità. Quante notizie aberranti siamo abituati a leggere, violenze di ogni tipo, senza pietà, delitti efferati, femminicidi, violenze sui bambini, sui feti e sul creato. E ci sembra che sia impossibile poter continuare a vivere in questo mondo. Ci viene da urlare: Dio per favore basta così.

12. Gesù muore in croce

Il mistero dell’Amore di Dio per noi. Attraverso il peccato più grande che si possa immaginare, l’uccisione di Suo Figlio, Dio ci salva. Senza l’uccisione di Suo Figlio non si sarebbe compiuta la nostra salvezza. Sembra un controsenso, la potenza di questo passaggio epocale è l’incarnazione di Gesù, la sua vita e il suo sacrificio sono serviti a purificare l’intera umanità. Attraverso quel peccato Dio ci rivela la sua infinita Misericordia. Non abbiamo più scuse, Lui ci amerà fino all’ultimo respiro, se riconosciamo e lo accettiamo, saremo salvi.

13. Gesù è deposto dalla croce

Il dubbio si spalanca come una voragine dentro di noi. Quest’uomo è qui sotto privato della vita e io sono qui. Quell’Uomo che abbiamo ucciso diventa uno specchio che riflette però un’immagine della nostra sconfitta. Il suo volto prende rapidamente le sembianze del vincitore, del giusto, del Cristo Santo, mentre la nostra immagine sbiadisce nella cupezza, nel disordine nell’oblio.

14. Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro

Ora ci si trova davanti a noi stessi, l’odio e la morte alla fine non ci hanno procurato nulla di liberatorio ma ci hanno introdotto in un tunnel perverso di rimorsi e sensi di colpa. Credevamo di essere padroni del mondo e invece siamo immersi nella palude della più vile miseria umana. E proprio Colui che abbiamo ucciso è l’unico che ci può salvare e se abbiamo la sapienza, la grazia e la volontà di capirlo potremo un giorno rivedere la luce.

 

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Mosca

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Mosca. Avevo bisogno di una piantina appena arrivato e ora che riparto ne avrei bisogno di un’altra, di marijuana stavolta. Era la prima volta che mi muovevo così ad est. Quand’ero piccolo e vivevo a Santa Apollonia crescevo in un covo di comunisti. Per farvi intendere quando c’erano le feste o le cene di borgata tra le varie canzoni come “Quel mazzolin di fiori e lo Spazzacamino” si intonava puntualmente “Bandiera Rossa” e Mosca con tutta la sua CCCP riempiva la mia immaginazione con il suo misterioso mondo sovietico fatto di povertà, uguaglianza, politica, statalismo, Chernobil, guerra fredda, e poi ginnaste e atleti. Più avanti le prime aperture e in contemporanea le mie letture di Tolstoj e Dostoevskij. Tutto ciò ha rimodellato la mia percezione di questo paese verso una storia fatto di epoche zariste, sfarzi e miseria, distese immense, orgoglio per la nazione. Ci sono altri due punti fissi per questo popolo: il freddo e la devozione religiosa. Ho chiesto ad una donna di medio-alta cultura cosa mi poteva dire di Putin, come lo vedono. Lei mi dice che lui è una sorta di dittatore che però ha a cuore il suo popolo e la sua nazione. Il problema, mi dice, chi se non lui? Chi potrebbe governare questo grandissimo paese con tutti problemi e le diversità? Le comunicazioni all’interno non sono semplici, i trasporti, le logistiche, le particolarità, il freddo. Abbiamo parlato delle persone, uomini e donne. Che carattere hanno i russi? Io parto dal presupposto che in linea generale le donne hanno più forza che viene dalla voglia di resistere e vivere e in terre difficili come questa la differenza è più spiccata. Gli uomini tendono dopo la fatica a rassegnarsi, a cedere ai vizi. La donna continua a cercare di vestirsi bene, di essere bella, di desiderare e credere in una vita migliore. Forse tutto questo è dato dal l’istinto materno e di protezione. Mosca è grande, qui è tutto grande. Dicono che non sia bella come San Pietroburgo dove si riconosce la storia a differenza di qui. Guardando San Pietroburgo si può risalire agli ultimi trecento anni di storia, a Mosca questo non succede. La benzina costa circa 60 centesimi al litro. Le ragazze sono belle ma sono serie. Sono scarsamente cordiali e non sorridono, a meno che tu non le faccia bere. Ne ho incontrate alcune agli sportelli ancora figlie dello stampo sovietico. Fanno quasi paura. Bisogna sottolineare che qui ci sono pochi moscoviti autoctoni, provengono per la grande maggioranza da altre zone. Il vino costa tanto. Meglio bere wodka. Si può mangiare anche benino, ma ci sono troppe catene in giro in città. Le zuppe sono da provare. Sono entrato al Cremlino nella Armory Chamber dove sono custoditi i tesori russi, oggetti di una bellezza sublime. Ornamenti provenienti soprattutto dal mondo bizantino e iraniano. In una sala ho ammirato l’unico doppio trono esistente al mondo costruito appositamente per Pietro e Alessandro i due bambini imperatori. Alle spalle della seduta è stato ricavato uno spazio angusto invisibile ricoperto di velluto dove alloggiava il suggeritore per aiutarli nelle formalità delle cerimonie, e poi è custodito anche il trono interamente in avorio di Ivan il Terribile e le magnifiche corone imperiali, le carrozze e la slitta con cui Caterina scendeva da San Pietroburgo a Mosca per l’incoronazione e mille altri oggetti anche religiosi e militari.

Nel Fuoco di Nicholas Evans

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Julia, Connor, Ed, Skye sono le quattro personalità approfondite in questo bel romanzo ambientato nel Montana, in California e in Africa.

Il fuoco è l’elemento caratterizzante ma solo in apparenza perché in realtà la protagonista è l’aria che oltre ad alimentare il fuoco rimanda continuamente al senso di libertà. In realtà il contrasto tra questi due elementi è sempre presente. L’unico personaggio che non riesce mai a conoscere la libertà è Skye che dopo un’infanzia cresciuta nella violenza domestica ed una breve esperienza altrettanto tragica durante un viaggio in macchina, dove solo per poche ore ha respirato un’idea di libertà, rimane chiusa in se stessa. Più avanti in un’esperienza di gruppo, con molta fatica e attraverso l’aiuto di Julia comincerà per qualche ora a liberarsi pian piano di questo enorme peso ma basterà un gesto molesto a distruggere di nuovo la sua fiducia nel mondo e a farla soffocare disperatamente nella rassegnazione e poi definitivamente tra le fiamme dell’incendio.

La figura di questa povera ragazza ha sempre attratto Julia, in realtà la mia impressione è che oltre alla naturale pietà per questa bella ragazza, in lei abbia riconosciuto un’occasione di riscatto per se stessa. Se fosse riuscita a tirarla fuori dal fuoco della sua prigione forse anche lei avrebbe trovato la forza per confessare a se stessa il suo vero amore nei confronti di Connor. Alla fine vivrà con questo senso di colpa leggermente compensato dalla dedizione verso il marito Ed per il quale riuscirà a provare comunque un sentimento vero.

Ed a sua volta è un personaggio apparentemente forte ma in realtà è messo a dura prova sia nel fisico che nella mente. Da una parte il diabete che, per colpa dei farmaci lo renderà sterile, poi le conseguenze dell’incidente durante l’incendio che gli faranno perdere la vista, dall’altra la consapevolezza di vivere accanto ad una donna che non lo ama fino in fondo e l’insuccesso delle sue composizioni musicali.

Nonostante tutto questo riuscirà a donare allegria e amore a tutte le persone che lo circondano, sicuramente è il personaggio che suscita la mia più grande ammirazione, non solo per la sua generosità ma anche perché è uno che non ha subìto la vita ma ne è stato protagonista.

Connor è un personaggio poetico, ambiguo, affascinante e generoso ma che ha accettato ciò che la vita gli ha messo davanti, senza lottare fino in fondo. Avrebbe potuto soccombere in Bosnia e in Africa ma il destino è stato dalla sua parte. E’ emblematico che alla fine del romanzo quando tutte le carte da giocare erano perfette sia stata Julia a fare la mossa decisiva.

Hospice

Una porta socchiusa

ancora due passi,

dentro una figura sdraiata

un volto provato

 

Lo sguardo rivolto alla vetrata

si gira e mi scruta

porgo la mia mano e il mio nome,

un cenno col suo capo ci legherà

per qualche minuto

 

Mi accomodo in silenzio

con l’umiltà e il rispetto

che la sofferenza esige

 

poi qualche richiamo

si fa spazio tra i ricordi

gli occhi si accendono

e le parole si diffondono

 

gli animi si rallegrano

e l’aria è più tenera

i sorrisi si incrociano

i rimpianti e le gioie

si mescolano

 

in questo incontro,

in questo mistero

che è la nostra vita

 

Una storia d’amore passata

Country love

Ora è passato del tempo da quell’amore, da quella passione, da quel coinvolgimento emotivo. Ho superato dapprima la disperazione, poi la debolezza fisica e spirituale, poi le ricadute. Come? Vivendo. Vivendo ogni giorno le piccole cose, apprezzando un semplice gesto, un semplice momento di distrazione. Grazie all’aiuto di Dio, degli amici, dei figli, di tutti.   Il tempo delimita, limita quella storia, Limita qualsiasi storia. So che è lì, come un quadro, un’opera d’arte. Potrei risentirla, riviverla, perché era vera. Ora è incorniciata, è ancora presto per guardarla, per riassaporarne le sfumature. So che è un bellissimo quadro ma non lo guardo. Nessuno lo potrà rubare. Non ha valore se non per me. Non mi interessa più se per lei ne abbia, se era sincera lo ha anche per lei altrimenti lo avrà solo per me, ma non ho più nulla da chiederle. Passeranno altri anni e poi lo guarderò senza rimpianti, senza rimorsi, se fumassi lo guarderei con un sigaro tra le labbra e un bicchiere di cognac. Fa parte della mia vita, della mia esperienza, dei miei errori. La sofferenza mi ha plasmato e temprato.  Non sono vecchio. Non sono un eroe, sono solo un uomo.

I foghi de Santa Augusta 

I fuochi di Santa Augusta
Ieri sera alle sette Vittorio Veneto era pronta e truccata come una bella donna prima di uscire a cena con il suo fidanzato.

La torrida estate è ormai alle spalle, l’aria fresca di fine agosto rinfranca gli animi dei vittoriesi, dei nostri emigranti che osservano ogni sfumatura della loro città con sentimenti di appartenenza e di nostalgia, dei pochi villeggianti immersi in un inaspettato folklore, degli abitanti provenienti dai paesi limitrofi che si radunano puntualmente a questo richiamo, degli adolescenti eccitati nei loro ormoni che, padroni della scena, rumoreggiano e infilzano con i loro sguardi ogni centimetro di pelle femminile, dei bambini che si addensano attorno alle giostre con gli occhi colmi di meraviglia, degli anziani che guardano appagati tutto questo dai loro balconi.

Il profumo delle frittelle e delle noccioline tostate si confondono nell’aria insieme alle voci dei giostrai e delle loro giostre, ai sibili di aria compressa dei pistoni del tagadà, al vibrato e inconfondibile suono dei dischi volanti, alla musica dal vivo proveniente da certi angoli.

In tanti cortili privati e di locali si consumano cene, di trippe, di spiedo e di altre specialità.

Tutto si muove, tutto è attesa del culmine, la gente si ammassa sui muretti del Meschio, altri percorrono sentieri bui per avvicinarsi allo spettacolo dei fuochi d’artificio. A mezzanotte i primi botti di avviso e poi tutti con il naso all’insù a farsi avvolgere da questa magia di colori e di scintille. Ognuno di noi raccoglie desideri, speranze e mistero. Il bagliore e il chiarore illuminano le nostre bellissime colline dove il verde riemerge nella notte. Quanto è bella la cornice di Serravalle e i tetti del nostro centro storico con il campanile. Gli ultimi fuochi e botti sono un tripudio, ormai il nostro sguardo è catturato, gli ultimi istanti paiono portarci in estasi di sensazioni e veniamo trasportati con il crepitio per qualche secondo in un’atmosfera surreale, poi i tre colpi finali, il silenzio  che degrada improvvisamente dalle colline, il vociare che cresce con il rumore dei passi diretti verso sud seguendo come il nostro fiume Meschio il loro inesorabile cammino verso il mare della nostra vita di tutti i giorni. Grazie Santa Augusta. Grazie nostra cara città.

Sacher per la nonna…

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Nel sottobosco del Cansiglio, perdendosi lungo quei sentieri che vanno su e giù tra conche e avvallamenti, all’ombra di abeti e larici è facile lasciarsi prendere dalla stanchezza psicologica di chi non vede un orizzonte, un punto di riferimento. E allo stesso modo oggi, srdraiato sul mio divano a casa sono preso dallo scoramento non vedendo notifiche di Giulia lampeggiare sul mio smartphone. Ma perché non ci sono io dall’altra parte? Saprei bene cosa scrivermi, cosa mi piacerebbe ricevere. O forse no. In fondo cosa mi piacerebbe leggere adesso su questo stupido coso? Forse mi basterebbe vedere che mi ha scritto qualcosa, non avrei neppure bisogno di leggere. Anzi, leggendo non farei altro che ritornarle la palla come a tennis e poi dovrei attendere qualcos’altro. In fondo tutto si riduce a questo tam tam. E’ tutto così senza sostanza. Del resto non ci siamo neppure mai visti. Giulia. Magari le puzza pure l’alito o ha una voce da gallina. Che stupido sono. Mi piace però come scrive, quello che pensa. Ci siamo simpatici e si vede che lei ci tiene a me almeno quanto ci tengo io. Ma chi può dire questo in fondo? E’ impossibile penetrare l’animo umano e sentire quello che un altro sente. Questa acrobazia riuscirà forse a Dio ma non di certo a noi povere creature. Forse gli innamorati sfiorano questo stadio, o una madre, talvolta, con i propri figli. E cosa sta pensando questo gatto che viene a controllarmi? Se fosse un inviato di Giulia? Sarà per questo che lei non mi scrive. Per precauzione meglio che io smetta di scaccolarmi il naso e mi metta a far qualcosa. Prima però aspetto almeno una notifica.

Tutto questo casino sentimentale è solo una piccola parte di me che in questi giorni si è ingigantita, impossessata della mia vita. Mi accade spesso per la verità. Sono troppo sensibile e assecondo facilmente i primi impulsi idealistici verso un sentimento, è la curiosità di conoscere un’altra persona a spingermi, verso la vita in ultima analisi, dato che la vita è relazione con l’altro.. Le preparo subito un piedistallo e poi la venero, venero qualsiasi cazzata possa uscire da quel gesso, perché in fondo di gesso si tratta. Manco la conosco. Ok, vado a giocare a calcio con gli amici, anzi no. Mi sento stanco e questa storia mi sfianca. Andrò con altri amici al bar. Davanti ad una birra a parlare di cazzate. Chissà perché parliamo poi. Si potrebbe benissimo starsene zitti .Le risate con le facce da ebete mi annoiano dopo cinque minuti. Sto pensando a come mi prenderebbero per il culo i miei amici se solo raccontassi di questa Giulia.

Mentre penso a tutto questo non mi accorgo che mi sono arrivati quattro messaggi in due minuti. E uno è il suo. Lo guarderò per ultimo. Adoro l’attesa, ma come pensavo prima mi basta che mi abbia scritto. In questo modo si rinnova la considerazione di lei per me, e questo mi basta.  Due messaggi sono solo due vignette di un gruppo di scuola. In altri momenti riderei e li inoltrerei ad altri amici ma oggi sono permeato di nobili sentimenti e li cancello senza indugiare. Uno è di una mia amica che mi sta un po’ dietro ma che non è il mio tipo. Cerco di non caldeggiarla ma in fondo le sono affezionato e lascio che si illuda senza procurarle direttamente un’illusione. Mi limito ad essere gentile, a volte mi interesso del suo stato. Magari anche lei fa la stessa cosa. Forse sono io l’illuso. Ora sono pronto ad aprire questo agognato messaggio di Giulia. Finalmente. Testo del messaggio: “Ciao Luca, sabato faccio un giro con la mia amica a Vittorio”.

Wow. Chiudo il cellulare…e anche gli occhi. Ora penso di nuovo. Si mi fa piacere. Era quello che volevo in fondo. Sto perdendo un po’ della mia libertà? Ho il vizio di ingigantire le situazioni. In fondo ha detto che viene a Vittorio, non che mi vuole sposare, cavolo. Ha un’amica, chissà come sarà la sua amica. Ecco mi sento già in colpa per pensare alla sua amica. Poi penso se sabato ho qualcosa da fare. Non mi pare, a parte dormire la mattina e giocare alla play il pomeriggio. Non mi sembra neppure di avere feste. Peccato però. Una festa sarebbe stata un’occasione ideale per incontrarci informalmente. Un incontro fissato puzza di esame scolastico e il rischio di fare una figura di merda è sempre in agguato. La via di mezzo è quella di invitarle all’aperitivo insieme ai miei amici. Ma no. In fondo io sono Luca e sono sicuro di me. So come si tratta con le donne, sono pieno di amiche e poi sono solo un ragazzo e se non dovessi piacerle chissenefrega. Al prossimo corso universitario la scelta non mi mancherà.

Ora le rispondo così: “Ciao Giulia, che bella sorpresa. Dove vuoi che ci troviamo?” Click. Inviato.

Oggi è solo giovedì. Potrei andare a tagliarmi I capelli. E domani andrò in piscina o al lago così mi presenterò abbronzato e al meglio delle mie possibilità. Sono un po’ su di peso ma la vedo dura rimediare per sabato.

Indosserò una camicia bianca di lino, anzi no. Dipende anche dall’ora dell’incontro. Se è di giorno meglio una semplice maglietta, se è la sera meglio la camicia.

Ecco che mi scrive un altro messaggio la mia Giulia “Veniamo a Vittorio in occasione di una inaugurazione di un libro, è alle 11 di mattina presso l’Ex Chiesa di San Paoletto a Ceneda”.

“Di che libro si tratta?” Rispondo di getto prima di introdurre questo pensiero nella mia mente.

“E’ uno scrittore sconosciuto della zona, ma la presentazione mi ispira, il titolo del libro è -Ricordati di dire che lo vuoi senza ghiaccio-“

“Figata, ispira anche me” Rispondo io, in verità non mi sono ancora lasciato coinvolgere da questa ispirazione. “Ci vediamo lì, so dov’è.” aggiungo.

Beh forse per l’inaugurazione di un libro è proprio meglio la camicia anche se si tiene al mattino.

Lei mi manda un cuoricino e anch’io…chissà quale significato hanno in realtà queste faccette. Valgono un bacio? Un ammiccamento?

Ora mi rilasso. Devo informarmi un po’ sull’evento, così da guadagare qualche punto andando lì preparato. Sono un bastardo lo so, ma devo giocare le mie carte. Potrei chiedere alla secchiona della mia classe ma preferisco lasciar perdere evitando così il rischio che venga pure lei.

In biblioteca trovo un opuscolo con la pubblicità di questo evento. Rileggo il titolo, l’autore si chiama Lucio Scarabel. Non lo conosco. “Bla bla bla, ore 11, bla bla bla …seguirà rinfresco.” Ottimo.

E’ sabato mattina. Mi alzo alle nove. Una bella doccia dato che fa caldo e poi camicia bianca. I capelli sono corti, piegati indietro con un po’ di ciuffo sulla fronte. Mi sento figo.

Vado a bermi un caffè e mi leggo la “Gazzetta dello Sport”. Mi interessano poche cose. Ora c’è il Tour de France e Wimbledon. Il resto è calciomercato ma serve solo per illudere i tifosi. Sono le 10.30, sono un po’ in anticipo ma sono tranquillo. Ho un po’ caldo e tiro su le maniche della camicia.

Bevo anche uno spritz. Lo switch time dal caffè allo spritz è verso le 10.30. Il mio stomaco avrà da ridire ma si vendicherà più avanti, ora è giovane e deve lavorare. Fa caldo e ho un po’ di mal di testa. Ora penso anche all’incontro con Giulia. Dovrebbe arrivare ora. Mi avvio verso la Chiesetta di San Paolo. Saluto un po’ di persone che conosco di vista. Cazzo c’è anche la mia insegnante di italiano. Che culo. Il prossimo anno parto con il bonus di sicuro se si ricorderà di avermi visto. Mi saluta dicendomi: “Luca, non mi aspettavo di trovarti qui”, e io “Lei non ha ancora compreso le mie capacità”. Ride.

Eccola, è lei, Giulia. E la sua amica. Quest’ultima è più anonima. O almeno non attira la mia attenzione. Si avvicinano con un sorriso. Mi hanno già identificato. Giulia indossa un vestito bianco, non da sposa, molto estivo con una leggera scollatura da dove sbucano due seni generosi nei quali cerco di non far cadere troppo il mio sguardo. Non ha collane ne orecchini. I capelli chiari le danzano dolcemente sulle spalle. Sono confuso. Porta un paio di scarpe azzurrine di tela. Ma ciò che mi colpisce di più è il suo sorriso e il colore chiaro dei suoi occhi. Troppo facile innamorarsi di una così. Non credo di essere degno di farle la stessa impressione. La voce non è propriamente da gallina ma non è come mi aspettavo. Sto pensando ad un altro animale ma non me ne vengono in mente. Esordisce lei: “Ciao Luca, ti presento la mia amica Susanna, finalmente ci vediamo”. La sua amica mi fissa continuamente. Forse deve riferire a Giulia tutte le impressioni su di me, per cui cerco di dedicarle qualche sorriso e ammiccamento.

La circostanza non si rivela delle migliori. Dobbiamo interrompere subito l’incontro per trovare posto tra gli astanti. Non siamo in molti. Una cinquantina. Però il rinfresco sembra preparato per più persone e questa cosa mi mette di buonumore. Giulia è seduta vicino a me. Spero di non avere l’alito pesante. Lo scrittore viene presentato dalla mia prof. Lo faccio notare a Giulia. Ride e applaudiamo. Mi sento galvanizzato.

Il titolo incuriosisce anche me. Lo scrittore è simpaticissimo. Il libro racconta una storia sentimentale costellata di incomprensioni caratteriali seguite da riappacificazioni tra i due protagonisti. Con il passare del tempo le cose migliorano. Hanno levigato le loro discussioni, eliminando il ghiaccio, ossia quelle cose non dette che allungavano il sapore e i tempi di queste frizioni. Io e Giulia ogni tanto ci guardiamo. Vorrei baciarla. Dopo una mezzora circa c’è spazio per le domande all’autore, vorrei far notare la mia brillantezza esponendomi ma qualcuno mi anticipa e allora penso di lasciar perdere. Ci alziamo. Sono accaldato, non c’era l’aria condizionata. Acquistiamo una copia con dedica del libro e ci avviciniamo ai tramezzini. Non devo far la classica figura famelica, mi faccio dare dall’inserviente due calici di uno sguazzetto arancione analcolico per le due ragazze e io mi prendo un prosecco. Giulia mi guarda divertita mentre Susanna mi pone alcune domande. Forse il suo ruolo è questo. Chissà cosa si sono dette prima di venire. Mi sento a mio agio tutto sommato. Giulia mi guarda e sorride, talvolta ride, però mi guarda sempre dritto negli occhi. Chiedo quali programme abbiano dopo. Mi dicono che la mamma di Susanna passerà a prenderle di lì a poco. Peccato. Tutto così breve ma forse meglio così. C’è una torta Sacher che quasi nessuno azzanna. Penso a mia nonna. Lei adora questa torta. Senza pensarci troppo prendo un tovagliolo e ci infilo in mezzo una fetta. Mentre riferisco alle due ragazze la mia intenzione mi rendo conto di quello che sto facendo e arrossisco. Eccola, la mia figura di merda. Sapevo che l’avrei fatta anche se non sapevo come. Loro si mettono a ridere. Susanna guarda il suo cellulare e annuncia a Giulia che sua madre le sta aspettando poco lontano. Ci salutiamo. Giulia mi stringe forte la mano e io con l’altra le cingo il fianco mentre ci baciamo sulle guance. “A presto” le dico e lei: “Ci sentiamo”.

Sono passati dodici anni. Io e Giulia siamo seduti in un ristorante con una coppia di amici. Parliamo di come ci siamo conosciuti. Poi Sara ci chiede a Giulia perché ha deciso di sposarmi. E lei spontaneamente ricorda l’episodio della fetta di torta che ho trafugato per la nonna. Quel gesto le aveva fatto tenerezza e aveva capito che poteva fidarsi di me. Siamo sposati da otto anni ed era la prima volta che sentivo questo aneddoto. Più tardi la sera mentre eravamo a letto con il nostro figlioletto in mezzo ho allungato la mano cercando quella di Giulia e sorridevo con gli occhi chiusi beatamente pensando a quel rinfresco.