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Una storia d’amore passata

Country love

Ora è passato del tempo da quell’amore, da quella passione, da quel coinvolgimento emotivo. Ho superato dapprima la disperazione, poi la debolezza fisica e spirituale, poi le ricadute. Come? Vivendo. Vivendo ogni giorno le piccole cose, apprezzando un semplice gesto, un semplice momento di distrazione. Grazie all’aiuto di Dio, degli amici, dei figli, di tutti.   Il tempo delimita, limita quella storia, Limita qualsiasi storia. So che è lì, come un quadro, un’opera d’arte. Potrei risentirla, riviverla, perché era vera. Ora è incorniciata, è ancora presto per guardarla, per riassaporarne le sfumature. So che è un bellissimo quadro ma non lo guardo. Nessuno lo potrà rubare. Non ha valore se non per me. Non mi interessa più se per lei ne abbia, se era sincera lo ha anche per lei altrimenti lo avrà solo per me, ma non ho più nulla da chiederle. Passeranno altri anni e poi lo guarderò senza rimpianti, senza rimorsi, se fumassi lo guarderei con un sigaro tra le labbra e un bicchiere di cognac. Fa parte della mia vita, della mia esperienza, dei miei errori. La sofferenza mi ha plasmato e temprato.  Non sono vecchio. Non sono un eroe, sono solo un uomo.

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I foghi de Santa Augusta 

I fuochi di Santa Augusta
Ieri sera alle sette Vittorio Veneto era pronta e truccata come una bella donna prima di uscire a cena con il suo fidanzato.

La torrida estate è ormai alle spalle, l’aria fresca di fine agosto rinfranca gli animi dei vittoriesi, dei nostri emigranti che osservano ogni sfumatura della loro città con sentimenti di appartenenza e di nostalgia, dei pochi villeggianti immersi in un inaspettato folklore, degli abitanti provenienti dai paesi limitrofi che si radunano puntualmente a questo richiamo, degli adolescenti eccitati nei loro ormoni che, padroni della scena, rumoreggiano e infilzano con i loro sguardi ogni centimetro di pelle femminile, dei bambini che si addensano attorno alle giostre con gli occhi colmi di meraviglia, degli anziani che guardano appagati tutto questo dai loro balconi.

Il profumo delle frittelle e delle noccioline tostate si confondono nell’aria insieme alle voci dei giostrai e delle loro giostre, ai sibili di aria compressa dei pistoni del tagadà, al vibrato e inconfondibile suono dei dischi volanti, alla musica dal vivo proveniente da certi angoli.

In tanti cortili privati e di locali si consumano cene, di trippe, di spiedo e di altre specialità.

Tutto si muove, tutto è attesa del culmine, la gente si ammassa sui muretti del Meschio, altri percorrono sentieri bui per avvicinarsi allo spettacolo dei fuochi d’artificio. A mezzanotte i primi botti di avviso e poi tutti con il naso all’insù a farsi avvolgere da questa magia di colori e di scintille. Ognuno di noi raccoglie desideri, speranze e mistero. Il bagliore e il chiarore illuminano le nostre bellissime colline dove il verde riemerge nella notte. Quanto è bella la cornice di Serravalle e i tetti del nostro centro storico con il campanile. Gli ultimi fuochi e botti sono un tripudio, ormai il nostro sguardo è catturato, gli ultimi istanti paiono portarci in estasi di sensazioni e veniamo trasportati con il crepitio per qualche secondo in un’atmosfera surreale, poi i tre colpi finali, il silenzio  che degrada improvvisamente dalle colline, il vociare che cresce con il rumore dei passi diretti verso sud seguendo come il nostro fiume Meschio il loro inesorabile cammino verso il mare della nostra vita di tutti i giorni. Grazie Santa Augusta. Grazie nostra cara città.

Skiathos

 

20170629_103137Sveglia alle 2.40 di notte. In un’atmosfera onirica e surreale nel silenzio della notte devo far alzare il resto della famiglia. I bambini si alzano e si vestono quasi incoscientemente.  Le valigie erano già nel bagagliaio. Si parte verso l’aeroporto in versione notturna. Altri turisti come noi. Decolliamo con un po di ritardo verso le 5.50. Sorvoliamo l’Adriatico e dopo meno di un paio d’ore l’aereo si prepara a questo difficile e scenografico atterraggio nella pista limitata a nord e a sud da due spiagge. Con il taxi raggiungiamo il nostro appartamento a Villa Spartias,  una palazzina curata con un bel giardino e piscina. A 5 minuti a piedi abbiamo la bellissima spiaggia di Xanemos, molto spartana e poco frequentata. Il fondale è chiaro e pulito. Sembra un acquario e la baia è incastonata da due rilievi. Ci riposiamo dall’alzataccia cincischiando. Mina, la custode è molto presente e calorosa. Ci fornisce qualsiasi supporto. Alla sera seguendo un suo consiglio mangiamo in un ristorante panoramico e facciamo la prima esperienza di cucina greca. Deliziosa. Il locale “Agnadio”  si trova nella direzione del monastero Evangelistria ma appena poco sopra l’aereoporto. Il maitre parla italiano. Tra i vari piatti sottolineo la Moussakà e la Ricciola:

L’isola offre un’infinità di spiagge per tutti i gusti. E’ opportuno noleggiare un mezzo per raggiungerle. Un quad o una macchina se si è in cinque come nel mio caso. L’importante è che sia un po’ rialzata perché certi accessi sono conformati con strade di sabbia ripide e in alcuni casi dissestate. Nulla di insormontabile. Ogni lato dell’isola è un incanto con fondali e vegetazioni differenti. L’acqua è quasi sempre cristallina. Se il caldo opprime per qualche giorno poi arriverà un vento che ricalibrerà le temperature sia dell’aria che dell’acqua. La vita nell’isola è easy. Si vive di turismo, il pesce è fresco, ci sono allevamenti di pecore. Le verdure crescono rigogliose e si coltivano anche angurie e meloni. L’isola è montagnosa. E’ una farmacia a cielo aperto  e i profumi delle piante officinali e dei fiori è molto intenso. I panorami dall’alto sono mozzafiato.

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Skiathos è una delle quattro isole Sporadi del Mar Egeo. Sporadi significa “spaiate” un po’ come nel mio dialetto veneto “sparade”. Credo che ci sia una comunanza tra queste parole. Il greco è una lingua bella secondo me. Pur essendo parlata tra i paesi di lingua araba e slava non ha molto in comune con questi idiomi. Sembra sia stata importata da popoli provenienti dal nord. Personalmente trovo delle attinenze nel suono con la lingua finlandese ma è una considerazione personale.  Quest’isola è molto turistica avendo un aeroporto mentre le altre sono più selvatiche e danno l’opportunità di vedere la “Foca monaca” e i defini. Le serate a Skiathos sono piene di vita. Le viuzze si riempiono di aromi e profumi di ogni sorta. Noi abbiamo mangiato su consiglio alla taverna “Alexandros” ma ci sono innumerevoli scelte. Mi hanno suggerito ad esempio “Marmita” e “O’Batis”. In ogni caso si può mangiare bene anche con pochi euro in certi localini semplici come il “No-Name” dove gli spiedini di carne sono veramente appetitosi.

Come aperitivo si può scegliere tra la Birra “Mythos” o l’Ouzo un liquore a base di anice, meglio se allungato con ghiaccio. Ovviamente ci sono anche vini come il Retsina, un vino bianco cui viene aggiunta della resina storicamente per aiutare la conservazione. Preferisco gli altri vini bianchi come l’Assyrtiko (bianco) o l’Agiorgitiko (rosso).  Una delle ordinazioni più frequenti con le temperature calde è l’Eis Cafè. Vi chiederanno se ci volete latte o zucchero. Non è un gelato. E’ semplicemente caffè con ghiaccio. Lo frullano un po’, a volte lo fanno anche con caffè solubile. 

Oltre alle escursioni alle spiagge, isolotti e altre isole limitrofe vale la pena visitare anche il Monastero Evangelistria fondato da alcuni monaci cristiani provenienti dal monte Athos nel 1794. Si trova a pochi chilometri dalla città in montagna. Si possono visitare le cappelle, il museo e c’è la possibilità di acquistare alcuni prodotti del luogo come i vari liquori, i vini, alcuni oli, essenze, spezie, miele oltre ai souvenirs di carattere religioso. Nei pressi si possono vedere i vigneti coltivati tra cui un vitigno “Alypiakos”, una sorta di moscato rosso preferibile, almeno in estate, nella versione vinificata in rosato.

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Le spiagge che ho visitato sono le seguenti:

 

Xanemos beach

 

Lato nord della pista di atterraggio. Fondale cristallino. Sassi rotondi. Una trentina di ombrelloni. Baia incuneata tra un sito archeologico e un promontorio.  2 km dal porto di Skiathos. E’ presente un locale bar-ristorante. Capita di assistere al decollo o all’atteraggio di qualche aereo. La pista è a ridosso del bar. Uno spettacolo inconsueto.

 

 

Psarochoma

 

Nelle vicinanze di Xanemos beach. Prima di raggiungere questa spiaggia svoltare a destra per un centinaio di metri a piedi. Scendere dieci metri e ci si trova davanti ad un paradiso poco frequentato.

Possibilità di trovare qualche nudista e dell’ombra da metà pomeriggio.

 

Gialos beach

 

Le onde che si infrangono continuamente sono i nostri sogni, le nostre preghiere, le nostre domande, i nostri dubbi, i nostri tentativi, e continuano senza stancarsi, senza arrendersi. E sarà così per tutta la nostra vita perché noi siamo le onde e il mare la nostra vita.

Proseguendo in macchina oltre Xanemos girare a destra, salire per un chilometro e mezzo circa e poi svoltare a destra. Si parcheggia e poi a piedi si scende in mezzo a piantine  profumate per 300 metri fino a raggiungere una spiaggia di sassi incontaminata, sempre lato nord dell’isola. Essendo costretti ad arrivarci a piedi la spiaggia è quasi deserta. Un paradiso per pensare e respirare. In alcuni punti troverete dei bastoni di legno appoggiati a rocce o scogli e lì potete adagiarvi gli asciugamani per farvi ombra o per costruirvi una capanna stile Robinson Crusoe. Quando troverete i primi scogli che tagliano in due la spiaggia se avete occhio scorgerete un rigagnolo di acqua dolce che dalle rocce scende verso il mare.

 

Koukounaries

E’ la spiaggia  più nota dell’isola. Sabbia dorata. Pineta alle spalle. Possibilità di attività acquatiche. Molto bella.

 

Aselinos

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Lato nord a pochi chilometri da Koukounaries. Spiaggia sabbiosa piuttosto selvaggia raggiungibile comodamente con strada asfaltata. Un bar-ristorante e tanta sabbia. Nel lato ovest scogli e un po’ d’ombra.

 

Mandraki

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Lato nord. Spiaggia raggiungibile attraverso strada di sabbia. Se si arriva dal lato ovest i panorami sono incantevoli. Selvaggia. Ombrellone indispensabile. Due bar. 

Big Banana

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E’ la spiaggia cult dei giovani. Non molto curata. Si trova poco lontano da Koukounaries sul lato sud ovest dell’isola. Sabbiosa. Musica tecno e cicale si mescolano al rumore delle onde.

Troulos

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Piccola e carina spiaggia a sud. Sabbiosa e attrezzata. Si può mangiare anche alla Taverna Troulos in modo informale nei pressi della spiaggia. Possibilità anche di ripararsi tra gli alberi della pineta.

 

BEPI

Bepi
Bepi, mio suocero. Veniva a prendere materiale edile quando lavoravo alla Foredil. Veniva con il camioncino per conto di un’impresa. Era il mio primo lavoro da impiegato, appena finito il militare. I primi giorni non avevano molto tempo per seguirmi e mi chiusero in una stanza a mettere il timbro a degli opuscoli pubblicitari che poi probabilmente venivano buttati via. Qualche settimana dopo liberarono una scrivania per me e pian piano, istruito dal vecchio ragioniere Tito, imparavo a conoscere il mio primo mestiere. Ero giovane e mentre Tito scriveva a mano, io inserivo i codici degli articoli sul computer, avrei pian piano preso il suo posto. I primi tempi c’era solo la tastiera, il mouse arrivò dopo. La prima volta che mi presentai a casa di mia morosa conobbi anche Bepi nella veste del papà di mia morosa ma non riuscii a collegarlo con quello che veniva in azienda.
Ero giovane, spavaldo e distratto e prima di accorgermi che erano la stessa persona ci volle qualche settimana. Un giorno mentre mi porse la bolla del magazzino incrociammo lo sguardo e lui mi fissò con i suoi grandi e bellissimi occhi azzurri e accennò un sorriso, aspettando che lo riconoscessi. Solo in quel momento mi resi conto che era anche il papà di mia morosa e quello fu un primo segnale delle qualità che aveva: discrezione, umiltà e attenzione per il prossimo. Imparai subito ad apprezzarlo per queste sue doti ma poi scoprii subito anche la sua generosità, la sua semplicità e il suo buonumore.
Pian piano diventò un riferimento essenziale per la mia vita, una presenza famigliare e cara. Condividevamo la passione per lo sport in tv e per il bicchiere in compagnia. In questi giorni so che mentre io guarderò le tappe del giro e poi del tour dalla poltrona tu potrai librarti sopra i bellissimi paesaggi alpini e fare le volate con i tuoi beniamini. Qualche anno dopo, con l’arrivo dei bambini ci sentivamo ancora più legati. Lui era il nonno e il suocero ideale. D’estate al mattino presto, quando mi alzavo, lui era già accaldato al lavoro nel nostro orto, qualsiasi necessità pratica si verificasse a casa mia la risolveva con puntualità e precisione. I pranzi domenicali insieme erano un rituale, lui non aveva molta fame perché trascorreva la mattinata a fare “marenda” con degli amici a San Rocco, in una vecchia villetta di proprietà di veneziani che loro custodivano e in cui allevavano qualche coniglio, e qui cucinavano sul caminetto salsicce, alette e costicine. Me lo ricordo con piacere quando veniva a trovarci in montagna in Valle Aurina godendosi i nostri bambini e il paesaggio ma soprattutto al mare nel campeggio. Non trascorreva molto tempo in spiaggia, preferiva girare per Bibione con la bici che ci davano in dotazione oppure aspettarci al bar sulla spiaggia all’ora dell’aperitivo, nel tardo pomeriggio nell’area attorno al nostro bungalow si cominciava a sentire il profumo che proveniva dal barbecue, ovviamente lo chef era lui. Purtroppo negli ultimi anni ha dovuto convivere con il malfunzionamento del suo cuore e questa è stata la sua croce più grande, la circolazione assente nei piedi dall’amputazione delle dita fino a tutto l’arto, eppure anche in questo è stato un insegnamento per tutti di pazienza e forza di spirito con cui ha affrontato sia la malattia che le riabilitazioni.
Un’esistenza semplice la sua, domani saranno passati tre mesi da quando ci ha lasciato, eppure queste sono le persone che fanno parte della nostra vita e che non vivono sotto i riflettori. Lui per me è stato una ricchezza. Dio ci regala dei diamanti da mettere nelle collane della nostra vita e lui è uno dei più preziosi. Un altro dono bellissimo è che lui rivive anche attraverso la somiglianza di uno dei miei figli.

Solitudine


Non è una carezza questa mano che senti delicata sulla tua spalla

È qualcosa che voglio dirti ma che non so dirti

È una vibrazione del mio essere che incontra te

O forse ti ha già incontrata e vuole farti sentire che ci sono

Troppe cose hanno invaso la mia vita e mi hanno contaminato

Per questo non mi sento degno di andare oltre,

o di dirti altre cose, perché vorrei che tu rimanessi così come sei,

senza le ombre che oscurano la mia vita.

Non dirmi nulla, non serve, rimani ancora un po’ qui se vuoi.

E tu gatto randagio che miagoli e mi guardi, tu mi conosci,

fra un po’ resteremo di nuovo io e te, soli, sbandati e forse un po’ più tristi,

perché ogni incontro per noi è un’illusione di felicità che poi se ne va.

 

Libero arbitrio e dignità

Libero arbitrio sulla propria esistenza. …ho letto parecchie cose in questi giorni su questo…ma quale libero arbitrio? Al massimo si può decidere di morire quando, come quasi sempre capita, non lo decide qualcos’ altro: una malattia,  la vecchiaia,  un terremoto,  un atto violento, un incidente. Ma neppure quando la facciamo finita per nostra scelta si può parlare di libero arbitrio perché se scegliamo di farla finita è perché qualcosa non funziona, la salute, la depressione, il senso di colpa. Quindi la scelta di morire non è mai libera ma condizionata da qualcosa cui non siamo in grado di resistere. Nessuno di noi può condannare un altro per la sua scelta ma la libertà in questi casi è una libertà condizionata. Un persona che sta bene non sceglierà mai la morte. Quindi l’obiettivo che dobbiamo avere è quello di far di tutto per far star bene il prossimo. Poi si sente parlare anche di dignità,  vivere con dignità. Quando mai una persona sofferente è priva di dignità?  La dignità può venir meno solo quando qualcuno compie qualche atto ignobile.  Scrivo queste cose piuttosto ovvie e logiche perché le parole hanno una loro importanza ma leggendo qua e la sembra che molti dimentichino il vero significato.

Vita

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Vita

 

Quando avrò domato la solitudine

Non sarò più solo

Sarò con me, con l’Eterno e con tutti.

 

Quando avrò imparato a guardare negli occhi

La sofferenza

Soffrirò ancora, ma sarò sereno.

 

Quando avrò combattuto l’odio e l’indifferenza

Con la pazienza e l’amore

Conoscerò solo l’Amore.

L. Tabarini