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Sacher per la nonna…

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Nel sottobosco del Cansiglio, perdendosi lungo quei sentieri che vanno su e giù tra conche e avvallamenti, all’ombra di abeti e larici è facile lasciarsi prendere dalla stanchezza psicologica di chi non vede un orizzonte, un punto di riferimento. E allo stesso modo oggi, srdraiato sul mio divano a casa sono preso dallo scoramento non vedendo notifiche di Giulia lampeggiare sul mio smartphone. Ma perché non ci sono io dall’altra parte? Saprei bene cosa scrivermi, cosa mi piacerebbe ricevere. O forse no. In fondo cosa mi piacerebbe leggere adesso su questo stupido coso? Forse mi basterebbe vedere che mi ha scritto qualcosa, non avrei neppure bisogno di leggere. Anzi, leggendo non farei altro che ritornarle la palla come a tennis e poi dovrei attendere qualcos’altro. In fondo tutto si riduce a questo tam tam. E’ tutto così senza sostanza. Del resto non ci siamo neppure mai visti. Giulia. Magari le puzza pure l’alito o ha una voce da gallina. Che stupido sono. Mi piace però come scrive, quello che pensa. Ci siamo simpatici e si vede che lei ci tiene a me almeno quanto ci tengo io. Ma chi può dire questo in fondo? E’ impossibile penetrare l’animo umano e sentire quello che un altro sente. Questa acrobazia riuscirà forse a Dio ma non di certo a noi povere creature. Forse gli innamorati sfiorano questo stadio, o una madre, talvolta, con i propri figli. E cosa sta pensando questo gatto che viene a controllarmi? Se fosse un inviato di Giulia? Sarà per questo che lei non mi scrive. Per precauzione meglio che io smetta di scaccolarmi il naso e mi metta a far qualcosa. Prima però aspetto almeno una notifica.

Tutto questo casino sentimentale è solo una piccola parte di me che in questi giorni si è ingigantita, impossessata della mia vita. Mi accade spesso per la verità. Sono troppo sensibile e assecondo facilmente i primi impulsi idealistici verso un sentimento, è la curiosità di conoscere un’altra persona a spingermi, verso la vita in ultima analisi, dato che la vita è relazione con l’altro.. Le preparo subito un piedistallo e poi la venero, venero qualsiasi cazzata possa uscire da quel gesso, perché in fondo di gesso si tratta. Manco la conosco. Ok, vado a giocare a calcio con gli amici, anzi no. Mi sento stanco e questa storia mi sfianca. Andrò con altri amici al bar. Davanti ad una birra a parlare di cazzate. Chissà perché parliamo poi. Si potrebbe benissimo starsene zitti .Le risate con le facce da ebete mi annoiano dopo cinque minuti. Sto pensando a come mi prenderebbero per il culo i miei amici se solo raccontassi di questa Giulia.

Mentre penso a tutto questo non mi accorgo che mi sono arrivati quattro messaggi in due minuti. E uno è il suo. Lo guarderò per ultimo. Adoro l’attesa, ma come pensavo prima mi basta che mi abbia scritto. In questo modo si rinnova la considerazione di lei per me, e questo mi basta.  Due messaggi sono solo due vignette di un gruppo di scuola. In altri momenti riderei e li inoltrerei ad altri amici ma oggi sono permeato di nobili sentimenti e li cancello senza indugiare. Uno è di una mia amica che mi sta un po’ dietro ma che non è il mio tipo. Cerco di non caldeggiarla ma in fondo le sono affezionato e lascio che si illuda senza procurarle direttamente un’illusione. Mi limito ad essere gentile, a volte mi interesso del suo stato. Magari anche lei fa la stessa cosa. Forse sono io l’illuso. Ora sono pronto ad aprire questo agognato messaggio di Giulia. Finalmente. Testo del messaggio: “Ciao Luca, sabato faccio un giro con la mia amica a Vittorio”.

Wow. Chiudo il cellulare…e anche gli occhi. Ora penso di Nuovo. Si mi fa piacere. Era quello che volevo in fondo. Sto perdendo un po’ della mia libertà? Ho il vizio di ingigantire le situazioni. In fondo ha detto che viene a Vittorio, non che mi vuole sposare, cavolo. Ha un’amica, chissà come sarà la sua amica. Ecco mi sento già in colpa per pensare alla sua amica. Poi penso se sabato ho qualcosa da fare. Non mi pare, a parte dormire la mattina e giocare alla play il pomeriggio. Non mi sembra neppure di avere feste. Peccato però. Una festa sarebbe stata un’occasione ideale per incontrarci informalmente. Un incontro fissato puzza di esame scolastico e il rischio di fare una figura di merda è sempre in agguato. La via di mezzo è quella di invitarle all’aperitivo insieme ai miei amici. Ma no. In fondo io sono Luca e sono sicuro di me. So come si tratta con le donne, sono pieno di amiche e poi sono solo un ragazzo e se non dovessi piacerle chissenefrega. Al prossimo corso universitario la scelta non mi mancherà.

Ora le rispondo così: “Ciao Giulia, che bella sorpresa. Dove vuoi che ci troviamo?” Click. Inviato.

Oggi è solo giovedì. Potrei andare a tagliarmi I capelli. E domani andrò in piscina o al lago così mi presenterò abbronzato e al meglio delle mie possibilità. Sono un po’ su di peso ma la vedo dura rimediare per sabato.

Indosserò una camicia bianca di lino, anzi no. Dipende anche dall’ora dell’incontro. Se è di giorno meglio una semplice maglietta, se è la sera meglio la camicia.

Ecco che mi scrive un altro messaggio la mia Giulia “Veniamo a Vittorio in occasione di una inaugurazione di un libro, è alle 11 di mattina presso l’Ex Chiesa di San Paoletto a Ceneda”.

“Di che libro si tratta?” Rispondo di getto prima di introdurre questo pensiero nella mia mente.

“E’ uno scrittore sconosciuto della zona, ma la presentazione mi ispira, il titolo del libro è -Ricordati di dire che lo vuoi senza ghiaccio-“

“Figata, ispira anche me” Rispondo io, in verità non mi sono ancora lasciato coinvolgere da questa ispirazione. “Ci vediamo lì, so dov’è.” aggiungo.

Beh forse per l’inaugurazione di un libro è proprio meglio la camicia anche se si tiene al mattino.

Lei mi manda un cuoricino e anch’io…chissà quale significato hanno in realtà queste faccette. Valgono un bacio? Un ammiccamento?

Ora mi rilasso. Devo informarmi un po’ sull’evento, così da guadagare qualche punto andando lì preparato. Sono un bastardo lo so, ma devo giocare le mie carte. Potrei chiedere alla secchiona della mia classe ma preferisco lasciar perdere evitando così il rischio che venga pure lei.

In biblioteca trovo un opuscolo con la pubblicità di questo evento. Rileggo il titolo, l’autore si chiama Lucio Scarabel. Non lo conosco. “Bla bla bla, ore 11, bla bla bla …seguirà rinfresco.” Ottimo.

E’ sabato mattina. Mi alzo alle nove. Una bella doccia dato che fa caldo e poi camicia bianca. I capelli sono corti, piegati indietro con un po’ di ciuffo sulla fronte. Mi sento figo.

Vado a bermi un caffè e mi leggo la “Gazzetta dello Sport”. Mi interessano poche cose. Ora c’è il Tour de France e Wimbledon. Il resto è calciomercato ma serve solo per illudere i tifosi. Sono le 10.30, sono un po’ in anticipo ma sono tranquillo. Ho un po’ caldo e tiro su le maniche della camicia.

Bevo anche uno spritz. Lo switch time dal caffè allo spritz è verso le 10.30. Il mio stomaco avrà da ridire ma si vendicherà più avanti, ora è giovane e deve lavorare. Fa caldo e ho un po’ di mal di testa. Ora penso anche all’incontro con Giulia. Dovrebbe arrivare ora. Mi avvio verso la Chiesetta di San Paolo. Saluto un po’ di persone che conosco di vista. Cazzo c’è anche la mia insegnante di italiano. Che culo. Il prossimo anno parto con il bonus di sicuro se si ricorderà di avermi visto. Mi saluta dicendomi: “Luca, non mi aspettavo di trovarti qui”, e io “Lei non ha ancora compreso le mie capacità”. Ride.

Eccola, è lei, Giulia. E la sua amica. Quest’ultima è più anonima. O almeno non attira la mia attenzione. Si avvicinano con un sorriso. Mi hanno già identificato. Giulia indossa un vestito bianco, non da sposa, molto estivo con una leggera scollatura da dove sbucano due seni generosi nei quali cerco di non far cadere troppo il mio sguardo. Non ha collane ne orecchini. I capelli chiari le danzano dolcemente sulle spalle. Sono confuso. Porta un paio di scarpe azzurrine di tela. Ma ciò che mi colpisce di più è il suo sorriso e il colore chiaro dei suoi occhi. Troppo facile innamorarsi di una così. Non credo di essere degno di farle la stessa impressione. La voce non è propriamente da gallina ma non è come mi aspettavo. Sto pensando ad un altro animale ma non me ne vengono in mente. Esordisce lei: “Ciao Luca, ti presento la mia amica Susanna, finalmente ci vediamo”. La sua amica mi fissa continuamente. Forse deve riferire a Giulia tutte le impressioni su di me, per cui cerco di dedicarle qualche sorriso e ammiccamento.

La circostanza non si rivela delle migliori. Dobbiamo interrompere subito l’incontro per trovare posto tra gli astanti. Non siamo in molti. Una cinquantina. Però il rinfresco sembra preparato per più persone e questa cosa mi mette di buonumore. Giulia è seduta vicino a me. Spero di non avere l’alito pesante. Lo scrittore viene presentato dalla mia prof. Lo faccio notare a Giulia. Ride e applaudiamo. Mi sento galvanizzato.

Il titolo incuriosisce anche me. Lo scrittore è simpaticissimo. Il libro racconta una storia sentimentale costellata di incomprensioni caratteriali seguite da riappacificazioni tra i due protagonisti. Con il passare del tempo le cose migliorano. Hanno levigato le loro discussioni, eliminando il ghiaccio, ossia quelle cose non dette che allungavano il sapore e i tempi di queste frizioni. Io e Giulia ogni tanto ci guardiamo. Vorrei baciarla. Dopo una mezzora circa c’è spazio per le domande all’autore, vorrei far notare la mia brillantezza esponendomi ma qualcuno mi anticipa e allora penso di lasciar perdere. Ci alziamo. Sono accaldato, non c’era l’aria condizionata. Acquistiamo una copia con dedica del libro e ci avviciniamo ai tramezzini. Non devo far la classica figura famelica, mi faccio dare dall’inserviente due calici di uno sguazzetto arancione analcolico per le due ragazze e io mi prendo un prosecco. Giulia mi guarda divertita mentre Susanna mi pone alcune domande. Forse il suo ruolo è questo. Chissà cosa si sono dette prima di venire. Mi sento a mio agio tutto sommato. Giulia mi guarda e sorride, talvolta ride, però mi guarda sempre dritta negli occhi. Chiedo quali programme abbiano dopo. Mi dicono che la mamma di Susanna passerà a prenderle di lì a poco. Peccato. Tutto così breve ma forse meglio così. C’è una torta Sacher che quasi nessuno azzanna. Penso a mia nonna. Lei adora questa torta. Senza pensarci troppo prendo un tovagliolo e ci infilo in mezzo una fetta. Mentre riferisco alle due ragazze la mia intenzione mi rendo conto di quello che sto facendo e arrossisco. Eccola, la mia figura di merda. Sapevo che l’avrei fatta anche se non sapevo come. Loro si mettono a ridere. Susanna guarda il suo cellulare e annuncia a Giulia che sua madre le sta aspettando poco lontano. Ci salutiamo. Giulia mi stringe forte la mano e io con l’altra le cingo il fianco mentre ci baciamo sulle guance. “A presto” le dico e lei: “Ci sentiamo”.

Sono passati dodici anni. Io e Giulia siamo seduti in un ristorante con una coppia di amici. Parliamo di come ci siamo conosciuti. Poi Sara ci chiede a Giulia perché ha deciso di sposarmi. E lei spontaneamente ricorda l’episodio della fetta di torta che ho trafugato per la nonna. Quel gesto le aveva fatto tenerezza e aveva capito che poteva fidarsi di me. Siamo sposati da otto anni ed era la prima volta che sentivo questo aneddoto. Più tardi la sera mentre eravamo a letto con il nostro figlioletto in mezzo ho allungato la mano cercando quella di Giulia e sorridevo con gli occhi chiusi beatamente pensando a quel rinfresco.

Skiathos

 

20170629_103137Sveglia alle 2.40 di notte. In un’atmosfera onirica e surreale nel silenzio della notte devo far alzare il resto della famiglia. I bambini si alzano e si vestono quasi incoscientemente.  Le valigie erano già nel bagagliaio. Si parte verso l’aeroporto in versione notturna. Altri turisti come noi. Decolliamo con un po di ritardo verso le 5.50. Sorvoliamo l’Adriatico e dopo meno di un paio d’ore l’aereo si prepara a questo difficile e scenografico atterraggio nella pista limitata a nord e a sud da due spiagge. Con il taxi raggiungiamo il nostro appartamento a Villa Spartias,  una palazzina curata con un bel giardino e piscina. A 5 minuti a piedi abbiamo la bellissima spiaggia di Xanemos, molto spartana e poco frequentata. Il fondale è chiaro e pulito. Sembra un acquario e la baia è incastonata da due rilievi. Ci riposiamo dall’alzataccia cincischiando. Mina, la custode è molto presente e calorosa. Ci fornisce qualsiasi supporto. Alla sera seguendo un suo consiglio mangiamo in un ristorante panoramico e facciamo la prima esperienza di cucina greca. Deliziosa. Il locale “Agnadio”  si trova nella direzione del monastero Evangelistria ma appena poco sopra l’aereoporto. Il maitre parla italiano. Tra i vari piatti sottolineo la Moussakà e la Ricciola:

L’isola offre un’infinità di spiagge per tutti i gusti. E’ opportuno noleggiare un mezzo per raggiungerle. Un quad o una macchina se si è in cinque come nel mio caso. L’importante è che sia un po’ rialzata perché certi accessi sono conformati con strade di sabbia ripide e in alcuni casi dissestate. Nulla di insormontabile. Ogni lato dell’isola è un incanto con fondali e vegetazioni differenti. L’acqua è quasi sempre cristallina. Se il caldo opprime per qualche giorno poi arriverà un vento che ricalibrerà le temperature sia dell’aria che dell’acqua. La vita nell’isola è easy. Si vive di turismo, il pesce è fresco, ci sono allevamenti di pecore. Le verdure crescono rigogliose e si coltivano anche angurie e meloni. L’isola è montagnosa. E’ una farmacia a cielo aperto  e i profumi delle piante officinali e dei fiori è molto intenso. I panorami dall’alto sono mozzafiato.

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Skiathos è una delle quattro isole Sporadi del Mar Egeo. Sporadi significa “spaiate” un po’ come nel mio dialetto veneto “sparade”. Credo che ci sia una comunanza tra queste parole. Il greco è una lingua bella secondo me. Pur essendo parlata tra i paesi di lingua araba e slava non ha molto in comune con questi idiomi. Sembra sia stata importata da popoli provenienti dal nord. Personalmente trovo delle attinenze nel suono con la lingua finlandese ma è una considerazione personale.  Quest’isola è molto turistica avendo un aeroporto mentre le altre sono più selvatiche e danno l’opportunità di vedere la “Foca monaca” e i defini. Le serate a Skiathos sono piene di vita. Le viuzze si riempiono di aromi e profumi di ogni sorta. Noi abbiamo mangiato su consiglio alla taverna “Alexandros” ma ci sono innumerevoli scelte. Mi hanno suggerito ad esempio “Marmita” e “O’Batis”. In ogni caso si può mangiare bene anche con pochi euro in certi localini semplici come il “No-Name” dove gli spiedini di carne sono veramente appetitosi.

Come aperitivo si può scegliere tra la Birra “Mythos” o l’Ouzo un liquore a base di anice, meglio se allungato con ghiaccio. Ovviamente ci sono anche vini come il Retsina, un vino bianco cui viene aggiunta della resina storicamente per aiutare la conservazione. Preferisco gli altri vini bianchi come l’Assyrtiko (bianco) o l’Agiorgitiko (rosso).  Una delle ordinazioni più frequenti con le temperature calde è l’Eis Cafè. Vi chiederanno se ci volete latte o zucchero. Non è un gelato. E’ semplicemente caffè con ghiaccio. Lo frullano un po’, a volte lo fanno anche con caffè solubile. 

Oltre alle escursioni alle spiagge, isolotti e altre isole limitrofe vale la pena visitare anche il Monastero Evangelistria fondato da alcuni monaci cristiani provenienti dal monte Athos nel 1794. Si trova a pochi chilometri dalla città in montagna. Si possono visitare le cappelle, il museo e c’è la possibilità di acquistare alcuni prodotti del luogo come i vari liquori, i vini, alcuni oli, essenze, spezie, miele oltre ai souvenirs di carattere religioso. Nei pressi si possono vedere i vigneti coltivati tra cui un vitigno “Alypiakos”, una sorta di moscato rosso preferibile, almeno in estate, nella versione vinificata in rosato.

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Le spiagge che ho visitato sono le seguenti:

 

Xanemos beach

 

Lato nord della pista di atterraggio. Fondale cristallino. Sassi rotondi. Una trentina di ombrelloni. Baia incuneata tra un sito archeologico e un promontorio.  2 km dal porto di Skiathos. E’ presente un locale bar-ristorante. Capita di assistere al decollo o all’atteraggio di qualche aereo. La pista è a ridosso del bar. Uno spettacolo inconsueto.

 

 

Psarochoma

 

Nelle vicinanze di Xanemos beach. Prima di raggiungere questa spiaggia svoltare a destra per un centinaio di metri a piedi. Scendere dieci metri e ci si trova davanti ad un paradiso poco frequentato.

Possibilità di trovare qualche nudista e dell’ombra da metà pomeriggio.

 

Gialos beach

 

Le onde che si infrangono continuamente sono i nostri sogni, le nostre preghiere, le nostre domande, i nostri dubbi, i nostri tentativi, e continuano senza stancarsi, senza arrendersi. E sarà così per tutta la nostra vita perché noi siamo le onde e il mare la nostra vita.

Proseguendo in macchina oltre Xanemos girare a destra, salire per un chilometro e mezzo circa e poi svoltare a destra. Si parcheggia e poi a piedi si scende in mezzo a piantine  profumate per 300 metri fino a raggiungere una spiaggia di sassi incontaminata, sempre lato nord dell’isola. Essendo costretti ad arrivarci a piedi la spiaggia è quasi deserta. Un paradiso per pensare e respirare. In alcuni punti troverete dei bastoni di legno appoggiati a rocce o scogli e lì potete adagiarvi gli asciugamani per farvi ombra o per costruirvi una capanna stile Robinson Crusoe. Quando troverete i primi scogli che tagliano in due la spiaggia se avete occhio scorgerete un rigagnolo di acqua dolce che dalle rocce scende verso il mare.

 

Koukounaries

E’ la spiaggia  più nota dell’isola. Sabbia dorata. Pineta alle spalle. Possibilità di attività acquatiche. Molto bella.

 

Aselinos

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Lato nord a pochi chilometri da Koukounaries. Spiaggia sabbiosa piuttosto selvaggia raggiungibile comodamente con strada asfaltata. Un bar-ristorante e tanta sabbia. Nel lato ovest scogli e un po’ d’ombra.

 

Mandraki

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Lato nord. Spiaggia raggiungibile attraverso strada di sabbia. Se si arriva dal lato ovest i panorami sono incantevoli. Selvaggia. Ombrellone indispensabile. Due bar. 

Big Banana

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E’ la spiaggia cult dei giovani. Non molto curata. Si trova poco lontano da Koukounaries sul lato sud ovest dell’isola. Sabbiosa. Musica tecno e cicale si mescolano al rumore delle onde.

Troulos

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Piccola e carina spiaggia a sud. Sabbiosa e attrezzata. Si può mangiare anche alla Taverna Troulos in modo informale nei pressi della spiaggia. Possibilità anche di ripararsi tra gli alberi della pineta.

 

BEPI

Bepi
Bepi, mio suocero. Veniva a prendere materiale edile quando lavoravo alla Foredil. Veniva con il camioncino per conto di un’impresa. Era il mio primo lavoro da impiegato, appena finito il militare. I primi giorni non avevano molto tempo per seguirmi e mi chiusero in una stanza a mettere il timbro a degli opuscoli pubblicitari che poi probabilmente venivano buttati via. Qualche settimana dopo liberarono una scrivania per me e pian piano, istruito dal vecchio ragioniere Tito, imparavo a conoscere il mio primo mestiere. Ero giovane e mentre Tito scriveva a mano, io inserivo i codici degli articoli sul computer, avrei pian piano preso il suo posto. I primi tempi c’era solo la tastiera, il mouse arrivò dopo. La prima volta che mi presentai a casa di mia morosa conobbi anche Bepi nella veste del papà di mia morosa ma non riuscii a collegarlo con quello che veniva in azienda.
Ero giovane, spavaldo e distratto e prima di accorgermi che erano la stessa persona ci volle qualche settimana. Un giorno mentre mi porse la bolla del magazzino incrociammo lo sguardo e lui mi fissò con i suoi grandi e bellissimi occhi azzurri e accennò un sorriso, aspettando che lo riconoscessi. Solo in quel momento mi resi conto che era anche il papà di mia morosa e quello fu un primo segnale delle qualità che aveva: discrezione, umiltà e attenzione per il prossimo. Imparai subito ad apprezzarlo per queste sue doti ma poi scoprii subito anche la sua generosità, la sua semplicità e il suo buonumore.
Pian piano diventò un riferimento essenziale per la mia vita, una presenza famigliare e cara. Condividevamo la passione per lo sport in tv e per il bicchiere in compagnia. In questi giorni so che mentre io guarderò le tappe del giro e poi del tour dalla poltrona tu potrai librarti sopra i bellissimi paesaggi alpini e fare le volate con i tuoi beniamini. Qualche anno dopo, con l’arrivo dei bambini ci sentivamo ancora più legati. Lui era il nonno e il suocero ideale. D’estate al mattino presto, quando mi alzavo, lui era già accaldato al lavoro nel nostro orto, qualsiasi necessità pratica si verificasse a casa mia la risolveva con puntualità e precisione. I pranzi domenicali insieme erano un rituale, lui non aveva molta fame perché trascorreva la mattinata a fare “marenda” con degli amici a San Rocco, in una vecchia villetta di proprietà di veneziani che loro custodivano e in cui allevavano qualche coniglio, e qui cucinavano sul caminetto salsicce, alette e costicine. Me lo ricordo con piacere quando veniva a trovarci in montagna in Valle Aurina godendosi i nostri bambini e il paesaggio ma soprattutto al mare nel campeggio. Non trascorreva molto tempo in spiaggia, preferiva girare per Bibione con la bici che ci davano in dotazione oppure aspettarci al bar sulla spiaggia all’ora dell’aperitivo, nel tardo pomeriggio nell’area attorno al nostro bungalow si cominciava a sentire il profumo che proveniva dal barbecue, ovviamente lo chef era lui. Purtroppo negli ultimi anni ha dovuto convivere con il malfunzionamento del suo cuore e questa è stata la sua croce più grande, la circolazione assente nei piedi dall’amputazione delle dita fino a tutto l’arto, eppure anche in questo è stato un insegnamento per tutti di pazienza e forza di spirito con cui ha affrontato sia la malattia che le riabilitazioni.
Un’esistenza semplice la sua, domani saranno passati tre mesi da quando ci ha lasciato, eppure queste sono le persone che fanno parte della nostra vita e che non vivono sotto i riflettori. Lui per me è stato una ricchezza. Dio ci regala dei diamanti da mettere nelle collane della nostra vita e lui è uno dei più preziosi. Un altro dono bellissimo è che lui rivive anche attraverso la somiglianza di uno dei miei figli.

Solitudine


Non è una carezza questa mano che senti delicata sulla tua spalla

È qualcosa che voglio dirti ma che non so dirti

È una vibrazione del mio essere che incontra te

O forse ti ha già incontrata e vuole farti sentire che ci sono

Troppe cose hanno invaso la mia vita e mi hanno contaminato

Per questo non mi sento degno di andare oltre,

o di dirti altre cose, perché vorrei che tu rimanessi così come sei,

senza le ombre che oscurano la mia vita.

Non dirmi nulla, non serve, rimani ancora un po’ qui se vuoi.

E tu gatto randagio che miagoli e mi guardi, tu mi conosci,

fra un po’ resteremo di nuovo io e te, soli, sbandati e forse un po’ più tristi,

perché ogni incontro per noi è un’illusione di felicità che poi se ne va.

 

Libero arbitrio e dignità

Libero arbitrio sulla propria esistenza. …ho letto parecchie cose in questi giorni su questo…ma quale libero arbitrio? Al massimo si può decidere di morire quando, come quasi sempre capita, non lo decide qualcos’ altro: una malattia,  la vecchiaia,  un terremoto,  un atto violento, un incidente. Ma neppure quando la facciamo finita per nostra scelta si può parlare di libero arbitrio perché se scegliamo di farla finita è perché qualcosa non funziona, la salute, la depressione, il senso di colpa. Quindi la scelta di morire non è mai libera ma condizionata da qualcosa cui non siamo in grado di resistere. Nessuno di noi può condannare un altro per la sua scelta ma la libertà in questi casi è una libertà condizionata. Un persona che sta bene non sceglierà mai la morte. Quindi l’obiettivo che dobbiamo avere è quello di far di tutto per far star bene il prossimo. Poi si sente parlare anche di dignità,  vivere con dignità. Quando mai una persona sofferente è priva di dignità?  La dignità può venir meno solo quando qualcuno compie qualche atto ignobile.  Scrivo queste cose piuttosto ovvie e logiche perché le parole hanno una loro importanza ma leggendo qua e la sembra che molti dimentichino il vero significato.

Vita

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Vita

 

Quando avrò domato la solitudine

Non sarò più solo

Sarò con me, con l’Eterno e con tutti.

 

Quando avrò imparato a guardare negli occhi

La sofferenza

Soffrirò ancora, ma sarò sereno.

 

Quando avrò combattuto l’odio e l’indifferenza

Con la pazienza e l’amore

Conoscerò solo l’Amore.

L. Tabarini

Massaggio

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Come uno scoglio caldo riceve l’onda così il mio corpo riceve le tue mani e così da scoglio divengo gabbiano e volo sopra il mare e vedo l’azzurro sotto di me e il sole si avvicina e i suoi raggi mi scaldano e le tue mani mi fanno cantare e io vivo del tuo brivido e mi incanto e voglio essere gabbiano per volare e scoglio per sentirti. E tu sei l’infinito del mare, il caldo del sole, l’orizzonte dei miei sogni.