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Mosca

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Mosca. Avevo bisogno di una piantina appena arrivato e ora che riparto ne avrei bisogno di un’altra, di marijuana stavolta. Era la prima volta che mi muovevo così ad est. Quand’ero piccolo e vivevo a Santa Apollonia crescevo in un covo di comunisti. Per farvi intendere quando c’erano le feste o le cene di borgata tra le varie canzoni come “Quel mazzolin di fiori e lo Spazzacamino” si intonava puntualmente “Bandiera Rossa” e Mosca con tutta la sua CCCP riempiva la mia immaginazione con il suo misterioso mondo sovietico fatto di povertà, uguaglianza, politica, statalismo, Chernobil, guerra fredda, e poi ginnaste e atleti. Più avanti le prime aperture e in contemporanea le mie letture di Tolstoj e Dostoevskij. Tutto ciò ha rimodellato la mia percezione di questo paese verso una storia fatto di epoche zariste, sfarzi e miseria, distese immense, orgoglio per la nazione. Ci sono altri due punti fissi per questo popolo: il freddo e la devozione religiosa. Ho chiesto ad una donna di medio-alta cultura cosa mi poteva dire di Putin, come lo vedono. Lei mi dice che lui è una sorta di dittatore che però ha a cuore il suo popolo e la sua nazione. Il problema, mi dice, chi se non lui? Chi potrebbe governare questo grandissimo paese con tutti problemi e le diversità? Le comunicazioni all’interno non sono semplici, i trasporti, le logistiche, le particolarità, il freddo. Abbiamo parlato delle persone, uomini e donne. Che carattere hanno i russi? Io parto dal presupposto che in linea generale le donne hanno più forza che viene dalla voglia di resistere e vivere e in terre difficili come questa la differenza è più spiccata. Gli uomini tendono dopo la fatica a rassegnarsi, a cedere ai vizi. La donna continua a cercare di vestirsi bene, di essere bella, di desiderare e credere in una vita migliore. Forse tutto questo è dato dal l’istinto materno e di protezione. Mosca è grande, qui è tutto grande. Dicono che non sia bella come San Pietroburgo dove si riconosce la storia a differenza di qui. Guardando San Pietroburgo si può risalire agli ultimi trecento anni di storia, a Mosca questo non succede. La benzina costa circa 60 centesimi al litro. Le ragazze sono belle ma sono serie. Sono scarsamente cordiali e non sorridono, a meno che tu non le faccia bere. Ne ho incontrate alcune agli sportelli ancora figlie dello stampo sovietico. Fanno quasi paura. Bisogna sottolineare che qui ci sono pochi moscoviti autoctoni, provengono per la grande maggioranza da altre zone. Il vino costa tanto. Meglio bere wodka. Si può mangiare anche benino, ma ci sono troppe catene in giro in città. Le zuppe sono da provare. Sono entrato al Cremlino nella Armory Chamber dove sono custoditi i tesori russi, oggetti di una bellezza sublime. Ornamenti provenienti soprattutto dal mondo bizantino e iraniano. In una sala ho ammirato l’unico doppio trono esistente al mondo costruito appositamente per Pietro e Alessandro i due bambini imperatori. Alle spalle della seduta è stato ricavato uno spazio angusto invisibile ricoperto di velluto dove alloggiava il suggeritore per aiutarli nelle formalità delle cerimonie, e poi è custodito anche il trono interamente in avorio di Ivan il Terribile e le magnifiche corone imperiali, le carrozze e la slitta con cui Caterina scendeva da San Pietroburgo a Mosca per l’incoronazione e mille altri oggetti anche religiosi e militari.

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Nel Fuoco di Nicholas Evans

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Julia, Connor, Ed, Skye sono le quattro personalità approfondite in questo bel romanzo ambientato nel Montana, in California e in Africa.

Il fuoco è l’elemento caratterizzante ma solo in apparenza perché in realtà la protagonista è l’aria che oltre ad alimentare il fuoco rimanda continuamente al senso di libertà. In realtà il contrasto tra questi due elementi è sempre presente. L’unico personaggio che non riesce mai a conoscere la libertà è Skye che dopo un’infanzia cresciuta nella violenza domestica ed una breve esperienza altrettanto tragica durante un viaggio in macchina, dove solo per poche ore ha respirato un’idea di libertà, rimane chiusa in se stessa. Più avanti in un’esperienza di gruppo, con molta fatica e attraverso l’aiuto di Julia comincerà per qualche ora a liberarsi pian piano di questo enorme peso ma basterà un gesto molesto a distruggere di nuovo la sua fiducia nel mondo e a farla soffocare disperatamente nella rassegnazione e poi definitivamente tra le fiamme dell’incendio.

La figura di questa povera ragazza ha sempre attratto Julia, in realtà la mia impressione è che oltre alla naturale pietà per questa bella ragazza, in lei abbia riconosciuto un’occasione di riscatto per se stessa. Se fosse riuscita a tirarla fuori dal fuoco della sua prigione forse anche lei avrebbe trovato la forza per confessare a se stessa il suo vero amore nei confronti di Connor. Alla fine vivrà con questo senso di colpa leggermente compensato dalla dedizione verso il marito Ed per il quale riuscirà a provare comunque un sentimento vero.

Ed a sua volta è un personaggio apparentemente forte ma in realtà è messo a dura prova sia nel fisico che nella mente. Da una parte il diabete che, per colpa dei farmaci lo renderà sterile, poi le conseguenze dell’incidente durante l’incendio che gli faranno perdere la vista, dall’altra la consapevolezza di vivere accanto ad una donna che non lo ama fino in fondo e l’insuccesso delle sue composizioni musicali.

Nonostante tutto questo riuscirà a donare allegria e amore a tutte le persone che lo circondano, sicuramente è il personaggio che suscita la mia più grande ammirazione, non solo per la sua generosità ma anche perché è uno che non ha subìto la vita ma ne è stato protagonista.

Connor è un personaggio poetico, ambiguo, affascinante e generoso ma che ha accettato ciò che la vita gli ha messo davanti, senza lottare fino in fondo. Avrebbe potuto soccombere in Bosnia e in Africa ma il destino è stato dalla sua parte. E’ emblematico che alla fine del romanzo quando tutte le carte da giocare erano perfette sia stata Julia a fare la mossa decisiva.

Hospice

Una porta socchiusa

ancora due passi,

dentro una figura sdraiata

un volto provato

 

Lo sguardo rivolto alla vetrata

si gira e mi scruta

porgo la mia mano e il mio nome,

un cenno col suo capo ci legherà

per qualche minuto

 

Mi accomodo in silenzio

con l’umiltà e il rispetto

che la sofferenza esige

 

poi qualche richiamo

si fa spazio tra i ricordi

gli occhi si accendono

e le parole si diffondono

 

gli animi si rallegrano

e l’aria è più tenera

i sorrisi si incrociano

i rimpianti e le gioie

si mescolano

 

in questo incontro,

in questo mistero

che è la nostra vita

 

Una storia d’amore passata

Country love

Ora è passato del tempo da quell’amore, da quella passione, da quel coinvolgimento emotivo. Ho superato dapprima la disperazione, poi la debolezza fisica e spirituale, poi le ricadute. Come? Vivendo. Vivendo ogni giorno le piccole cose, apprezzando un semplice gesto, un semplice momento di distrazione. Grazie all’aiuto di Dio, degli amici, dei figli, di tutti.   Il tempo delimita, limita quella storia, Limita qualsiasi storia. So che è lì, come un quadro, un’opera d’arte. Potrei risentirla, riviverla, perché era vera. Ora è incorniciata, è ancora presto per guardarla, per riassaporarne le sfumature. So che è un bellissimo quadro ma non lo guardo. Nessuno lo potrà rubare. Non ha valore se non per me. Non mi interessa più se per lei ne abbia, se era sincera lo ha anche per lei altrimenti lo avrà solo per me, ma non ho più nulla da chiederle. Passeranno altri anni e poi lo guarderò senza rimpianti, senza rimorsi, se fumassi lo guarderei con un sigaro tra le labbra e un bicchiere di cognac. Fa parte della mia vita, della mia esperienza, dei miei errori. La sofferenza mi ha plasmato e temprato.  Non sono vecchio. Non sono un eroe, sono solo un uomo.

I foghi de Santa Augusta 

I fuochi di Santa Augusta
Ieri sera alle sette Vittorio Veneto era pronta e truccata come una bella donna prima di uscire a cena con il suo fidanzato.

La torrida estate è ormai alle spalle, l’aria fresca di fine agosto rinfranca gli animi dei vittoriesi, dei nostri emigranti che osservano ogni sfumatura della loro città con sentimenti di appartenenza e di nostalgia, dei pochi villeggianti immersi in un inaspettato folklore, degli abitanti provenienti dai paesi limitrofi che si radunano puntualmente a questo richiamo, degli adolescenti eccitati nei loro ormoni che, padroni della scena, rumoreggiano e infilzano con i loro sguardi ogni centimetro di pelle femminile, dei bambini che si addensano attorno alle giostre con gli occhi colmi di meraviglia, degli anziani che guardano appagati tutto questo dai loro balconi.

Il profumo delle frittelle e delle noccioline tostate si confondono nell’aria insieme alle voci dei giostrai e delle loro giostre, ai sibili di aria compressa dei pistoni del tagadà, al vibrato e inconfondibile suono dei dischi volanti, alla musica dal vivo proveniente da certi angoli.

In tanti cortili privati e di locali si consumano cene, di trippe, di spiedo e di altre specialità.

Tutto si muove, tutto è attesa del culmine, la gente si ammassa sui muretti del Meschio, altri percorrono sentieri bui per avvicinarsi allo spettacolo dei fuochi d’artificio. A mezzanotte i primi botti di avviso e poi tutti con il naso all’insù a farsi avvolgere da questa magia di colori e di scintille. Ognuno di noi raccoglie desideri, speranze e mistero. Il bagliore e il chiarore illuminano le nostre bellissime colline dove il verde riemerge nella notte. Quanto è bella la cornice di Serravalle e i tetti del nostro centro storico con il campanile. Gli ultimi fuochi e botti sono un tripudio, ormai il nostro sguardo è catturato, gli ultimi istanti paiono portarci in estasi di sensazioni e veniamo trasportati con il crepitio per qualche secondo in un’atmosfera surreale, poi i tre colpi finali, il silenzio  che degrada improvvisamente dalle colline, il vociare che cresce con il rumore dei passi diretti verso sud seguendo come il nostro fiume Meschio il loro inesorabile cammino verso il mare della nostra vita di tutti i giorni. Grazie Santa Augusta. Grazie nostra cara città.

Sacher per la nonna…

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Nel sottobosco del Cansiglio, perdendosi lungo quei sentieri che vanno su e giù tra conche e avvallamenti, all’ombra di abeti e larici è facile lasciarsi prendere dalla stanchezza psicologica di chi non vede un orizzonte, un punto di riferimento. E allo stesso modo oggi, srdraiato sul mio divano a casa sono preso dallo scoramento non vedendo notifiche di Giulia lampeggiare sul mio smartphone. Ma perché non ci sono io dall’altra parte? Saprei bene cosa scrivermi, cosa mi piacerebbe ricevere. O forse no. In fondo cosa mi piacerebbe leggere adesso su questo stupido coso? Forse mi basterebbe vedere che mi ha scritto qualcosa, non avrei neppure bisogno di leggere. Anzi, leggendo non farei altro che ritornarle la palla come a tennis e poi dovrei attendere qualcos’altro. In fondo tutto si riduce a questo tam tam. E’ tutto così senza sostanza. Del resto non ci siamo neppure mai visti. Giulia. Magari le puzza pure l’alito o ha una voce da gallina. Che stupido sono. Mi piace però come scrive, quello che pensa. Ci siamo simpatici e si vede che lei ci tiene a me almeno quanto ci tengo io. Ma chi può dire questo in fondo? E’ impossibile penetrare l’animo umano e sentire quello che un altro sente. Questa acrobazia riuscirà forse a Dio ma non di certo a noi povere creature. Forse gli innamorati sfiorano questo stadio, o una madre, talvolta, con i propri figli. E cosa sta pensando questo gatto che viene a controllarmi? Se fosse un inviato di Giulia? Sarà per questo che lei non mi scrive. Per precauzione meglio che io smetta di scaccolarmi il naso e mi metta a far qualcosa. Prima però aspetto almeno una notifica.

Tutto questo casino sentimentale è solo una piccola parte di me che in questi giorni si è ingigantita, impossessata della mia vita. Mi accade spesso per la verità. Sono troppo sensibile e assecondo facilmente i primi impulsi idealistici verso un sentimento, è la curiosità di conoscere un’altra persona a spingermi, verso la vita in ultima analisi, dato che la vita è relazione con l’altro.. Le preparo subito un piedistallo e poi la venero, venero qualsiasi cazzata possa uscire da quel gesso, perché in fondo di gesso si tratta. Manco la conosco. Ok, vado a giocare a calcio con gli amici, anzi no. Mi sento stanco e questa storia mi sfianca. Andrò con altri amici al bar. Davanti ad una birra a parlare di cazzate. Chissà perché parliamo poi. Si potrebbe benissimo starsene zitti .Le risate con le facce da ebete mi annoiano dopo cinque minuti. Sto pensando a come mi prenderebbero per il culo i miei amici se solo raccontassi di questa Giulia.

Mentre penso a tutto questo non mi accorgo che mi sono arrivati quattro messaggi in due minuti. E uno è il suo. Lo guarderò per ultimo. Adoro l’attesa, ma come pensavo prima mi basta che mi abbia scritto. In questo modo si rinnova la considerazione di lei per me, e questo mi basta.  Due messaggi sono solo due vignette di un gruppo di scuola. In altri momenti riderei e li inoltrerei ad altri amici ma oggi sono permeato di nobili sentimenti e li cancello senza indugiare. Uno è di una mia amica che mi sta un po’ dietro ma che non è il mio tipo. Cerco di non caldeggiarla ma in fondo le sono affezionato e lascio che si illuda senza procurarle direttamente un’illusione. Mi limito ad essere gentile, a volte mi interesso del suo stato. Magari anche lei fa la stessa cosa. Forse sono io l’illuso. Ora sono pronto ad aprire questo agognato messaggio di Giulia. Finalmente. Testo del messaggio: “Ciao Luca, sabato faccio un giro con la mia amica a Vittorio”.

Wow. Chiudo il cellulare…e anche gli occhi. Ora penso di nuovo. Si mi fa piacere. Era quello che volevo in fondo. Sto perdendo un po’ della mia libertà? Ho il vizio di ingigantire le situazioni. In fondo ha detto che viene a Vittorio, non che mi vuole sposare, cavolo. Ha un’amica, chissà come sarà la sua amica. Ecco mi sento già in colpa per pensare alla sua amica. Poi penso se sabato ho qualcosa da fare. Non mi pare, a parte dormire la mattina e giocare alla play il pomeriggio. Non mi sembra neppure di avere feste. Peccato però. Una festa sarebbe stata un’occasione ideale per incontrarci informalmente. Un incontro fissato puzza di esame scolastico e il rischio di fare una figura di merda è sempre in agguato. La via di mezzo è quella di invitarle all’aperitivo insieme ai miei amici. Ma no. In fondo io sono Luca e sono sicuro di me. So come si tratta con le donne, sono pieno di amiche e poi sono solo un ragazzo e se non dovessi piacerle chissenefrega. Al prossimo corso universitario la scelta non mi mancherà.

Ora le rispondo così: “Ciao Giulia, che bella sorpresa. Dove vuoi che ci troviamo?” Click. Inviato.

Oggi è solo giovedì. Potrei andare a tagliarmi I capelli. E domani andrò in piscina o al lago così mi presenterò abbronzato e al meglio delle mie possibilità. Sono un po’ su di peso ma la vedo dura rimediare per sabato.

Indosserò una camicia bianca di lino, anzi no. Dipende anche dall’ora dell’incontro. Se è di giorno meglio una semplice maglietta, se è la sera meglio la camicia.

Ecco che mi scrive un altro messaggio la mia Giulia “Veniamo a Vittorio in occasione di una inaugurazione di un libro, è alle 11 di mattina presso l’Ex Chiesa di San Paoletto a Ceneda”.

“Di che libro si tratta?” Rispondo di getto prima di introdurre questo pensiero nella mia mente.

“E’ uno scrittore sconosciuto della zona, ma la presentazione mi ispira, il titolo del libro è -Ricordati di dire che lo vuoi senza ghiaccio-“

“Figata, ispira anche me” Rispondo io, in verità non mi sono ancora lasciato coinvolgere da questa ispirazione. “Ci vediamo lì, so dov’è.” aggiungo.

Beh forse per l’inaugurazione di un libro è proprio meglio la camicia anche se si tiene al mattino.

Lei mi manda un cuoricino e anch’io…chissà quale significato hanno in realtà queste faccette. Valgono un bacio? Un ammiccamento?

Ora mi rilasso. Devo informarmi un po’ sull’evento, così da guadagare qualche punto andando lì preparato. Sono un bastardo lo so, ma devo giocare le mie carte. Potrei chiedere alla secchiona della mia classe ma preferisco lasciar perdere evitando così il rischio che venga pure lei.

In biblioteca trovo un opuscolo con la pubblicità di questo evento. Rileggo il titolo, l’autore si chiama Lucio Scarabel. Non lo conosco. “Bla bla bla, ore 11, bla bla bla …seguirà rinfresco.” Ottimo.

E’ sabato mattina. Mi alzo alle nove. Una bella doccia dato che fa caldo e poi camicia bianca. I capelli sono corti, piegati indietro con un po’ di ciuffo sulla fronte. Mi sento figo.

Vado a bermi un caffè e mi leggo la “Gazzetta dello Sport”. Mi interessano poche cose. Ora c’è il Tour de France e Wimbledon. Il resto è calciomercato ma serve solo per illudere i tifosi. Sono le 10.30, sono un po’ in anticipo ma sono tranquillo. Ho un po’ caldo e tiro su le maniche della camicia.

Bevo anche uno spritz. Lo switch time dal caffè allo spritz è verso le 10.30. Il mio stomaco avrà da ridire ma si vendicherà più avanti, ora è giovane e deve lavorare. Fa caldo e ho un po’ di mal di testa. Ora penso anche all’incontro con Giulia. Dovrebbe arrivare ora. Mi avvio verso la Chiesetta di San Paolo. Saluto un po’ di persone che conosco di vista. Cazzo c’è anche la mia insegnante di italiano. Che culo. Il prossimo anno parto con il bonus di sicuro se si ricorderà di avermi visto. Mi saluta dicendomi: “Luca, non mi aspettavo di trovarti qui”, e io “Lei non ha ancora compreso le mie capacità”. Ride.

Eccola, è lei, Giulia. E la sua amica. Quest’ultima è più anonima. O almeno non attira la mia attenzione. Si avvicinano con un sorriso. Mi hanno già identificato. Giulia indossa un vestito bianco, non da sposa, molto estivo con una leggera scollatura da dove sbucano due seni generosi nei quali cerco di non far cadere troppo il mio sguardo. Non ha collane ne orecchini. I capelli chiari le danzano dolcemente sulle spalle. Sono confuso. Porta un paio di scarpe azzurrine di tela. Ma ciò che mi colpisce di più è il suo sorriso e il colore chiaro dei suoi occhi. Troppo facile innamorarsi di una così. Non credo di essere degno di farle la stessa impressione. La voce non è propriamente da gallina ma non è come mi aspettavo. Sto pensando ad un altro animale ma non me ne vengono in mente. Esordisce lei: “Ciao Luca, ti presento la mia amica Susanna, finalmente ci vediamo”. La sua amica mi fissa continuamente. Forse deve riferire a Giulia tutte le impressioni su di me, per cui cerco di dedicarle qualche sorriso e ammiccamento.

La circostanza non si rivela delle migliori. Dobbiamo interrompere subito l’incontro per trovare posto tra gli astanti. Non siamo in molti. Una cinquantina. Però il rinfresco sembra preparato per più persone e questa cosa mi mette di buonumore. Giulia è seduta vicino a me. Spero di non avere l’alito pesante. Lo scrittore viene presentato dalla mia prof. Lo faccio notare a Giulia. Ride e applaudiamo. Mi sento galvanizzato.

Il titolo incuriosisce anche me. Lo scrittore è simpaticissimo. Il libro racconta una storia sentimentale costellata di incomprensioni caratteriali seguite da riappacificazioni tra i due protagonisti. Con il passare del tempo le cose migliorano. Hanno levigato le loro discussioni, eliminando il ghiaccio, ossia quelle cose non dette che allungavano il sapore e i tempi di queste frizioni. Io e Giulia ogni tanto ci guardiamo. Vorrei baciarla. Dopo una mezzora circa c’è spazio per le domande all’autore, vorrei far notare la mia brillantezza esponendomi ma qualcuno mi anticipa e allora penso di lasciar perdere. Ci alziamo. Sono accaldato, non c’era l’aria condizionata. Acquistiamo una copia con dedica del libro e ci avviciniamo ai tramezzini. Non devo far la classica figura famelica, mi faccio dare dall’inserviente due calici di uno sguazzetto arancione analcolico per le due ragazze e io mi prendo un prosecco. Giulia mi guarda divertita mentre Susanna mi pone alcune domande. Forse il suo ruolo è questo. Chissà cosa si sono dette prima di venire. Mi sento a mio agio tutto sommato. Giulia mi guarda e sorride, talvolta ride, però mi guarda sempre dritto negli occhi. Chiedo quali programme abbiano dopo. Mi dicono che la mamma di Susanna passerà a prenderle di lì a poco. Peccato. Tutto così breve ma forse meglio così. C’è una torta Sacher che quasi nessuno azzanna. Penso a mia nonna. Lei adora questa torta. Senza pensarci troppo prendo un tovagliolo e ci infilo in mezzo una fetta. Mentre riferisco alle due ragazze la mia intenzione mi rendo conto di quello che sto facendo e arrossisco. Eccola, la mia figura di merda. Sapevo che l’avrei fatta anche se non sapevo come. Loro si mettono a ridere. Susanna guarda il suo cellulare e annuncia a Giulia che sua madre le sta aspettando poco lontano. Ci salutiamo. Giulia mi stringe forte la mano e io con l’altra le cingo il fianco mentre ci baciamo sulle guance. “A presto” le dico e lei: “Ci sentiamo”.

Sono passati dodici anni. Io e Giulia siamo seduti in un ristorante con una coppia di amici. Parliamo di come ci siamo conosciuti. Poi Sara ci chiede a Giulia perché ha deciso di sposarmi. E lei spontaneamente ricorda l’episodio della fetta di torta che ho trafugato per la nonna. Quel gesto le aveva fatto tenerezza e aveva capito che poteva fidarsi di me. Siamo sposati da otto anni ed era la prima volta che sentivo questo aneddoto. Più tardi la sera mentre eravamo a letto con il nostro figlioletto in mezzo ho allungato la mano cercando quella di Giulia e sorridevo con gli occhi chiusi beatamente pensando a quel rinfresco.

Skiathos

 

20170629_103137Sveglia alle 2.40 di notte. In un’atmosfera onirica e surreale nel silenzio della notte devo far alzare il resto della famiglia. I bambini si alzano e si vestono quasi incoscientemente.  Le valigie erano già nel bagagliaio. Si parte verso l’aeroporto in versione notturna. Altri turisti come noi. Decolliamo con un po di ritardo verso le 5.50. Sorvoliamo l’Adriatico e dopo meno di un paio d’ore l’aereo si prepara a questo difficile e scenografico atterraggio nella pista limitata a nord e a sud da due spiagge. Con il taxi raggiungiamo il nostro appartamento a Villa Spartias,  una palazzina curata con un bel giardino e piscina. A 5 minuti a piedi abbiamo la bellissima spiaggia di Xanemos, molto spartana e poco frequentata. Il fondale è chiaro e pulito. Sembra un acquario e la baia è incastonata da due rilievi. Ci riposiamo dall’alzataccia cincischiando. Mina, la custode è molto presente e calorosa. Ci fornisce qualsiasi supporto. Alla sera seguendo un suo consiglio mangiamo in un ristorante panoramico e facciamo la prima esperienza di cucina greca. Deliziosa. Il locale “Agnadio”  si trova nella direzione del monastero Evangelistria ma appena poco sopra l’aereoporto. Il maitre parla italiano. Tra i vari piatti sottolineo la Moussakà e la Ricciola:

L’isola offre un’infinità di spiagge per tutti i gusti. E’ opportuno noleggiare un mezzo per raggiungerle. Un quad o una macchina se si è in cinque come nel mio caso. L’importante è che sia un po’ rialzata perché certi accessi sono conformati con strade di sabbia ripide e in alcuni casi dissestate. Nulla di insormontabile. Ogni lato dell’isola è un incanto con fondali e vegetazioni differenti. L’acqua è quasi sempre cristallina. Se il caldo opprime per qualche giorno poi arriverà un vento che ricalibrerà le temperature sia dell’aria che dell’acqua. La vita nell’isola è easy. Si vive di turismo, il pesce è fresco, ci sono allevamenti di pecore. Le verdure crescono rigogliose e si coltivano anche angurie e meloni. L’isola è montagnosa. E’ una farmacia a cielo aperto  e i profumi delle piante officinali e dei fiori è molto intenso. I panorami dall’alto sono mozzafiato.

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Skiathos è una delle quattro isole Sporadi del Mar Egeo. Sporadi significa “spaiate” un po’ come nel mio dialetto veneto “sparade”. Credo che ci sia una comunanza tra queste parole. Il greco è una lingua bella secondo me. Pur essendo parlata tra i paesi di lingua araba e slava non ha molto in comune con questi idiomi. Sembra sia stata importata da popoli provenienti dal nord. Personalmente trovo delle attinenze nel suono con la lingua finlandese ma è una considerazione personale.  Quest’isola è molto turistica avendo un aeroporto mentre le altre sono più selvatiche e danno l’opportunità di vedere la “Foca monaca” e i defini. Le serate a Skiathos sono piene di vita. Le viuzze si riempiono di aromi e profumi di ogni sorta. Noi abbiamo mangiato su consiglio alla taverna “Alexandros” ma ci sono innumerevoli scelte. Mi hanno suggerito ad esempio “Marmita” e “O’Batis”. In ogni caso si può mangiare bene anche con pochi euro in certi localini semplici come il “No-Name” dove gli spiedini di carne sono veramente appetitosi.

Come aperitivo si può scegliere tra la Birra “Mythos” o l’Ouzo un liquore a base di anice, meglio se allungato con ghiaccio. Ovviamente ci sono anche vini come il Retsina, un vino bianco cui viene aggiunta della resina storicamente per aiutare la conservazione. Preferisco gli altri vini bianchi come l’Assyrtiko (bianco) o l’Agiorgitiko (rosso).  Una delle ordinazioni più frequenti con le temperature calde è l’Eis Cafè. Vi chiederanno se ci volete latte o zucchero. Non è un gelato. E’ semplicemente caffè con ghiaccio. Lo frullano un po’, a volte lo fanno anche con caffè solubile. 

Oltre alle escursioni alle spiagge, isolotti e altre isole limitrofe vale la pena visitare anche il Monastero Evangelistria fondato da alcuni monaci cristiani provenienti dal monte Athos nel 1794. Si trova a pochi chilometri dalla città in montagna. Si possono visitare le cappelle, il museo e c’è la possibilità di acquistare alcuni prodotti del luogo come i vari liquori, i vini, alcuni oli, essenze, spezie, miele oltre ai souvenirs di carattere religioso. Nei pressi si possono vedere i vigneti coltivati tra cui un vitigno “Alypiakos”, una sorta di moscato rosso preferibile, almeno in estate, nella versione vinificata in rosato.

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Le spiagge che ho visitato sono le seguenti:

 

Xanemos beach

 

Lato nord della pista di atterraggio. Fondale cristallino. Sassi rotondi. Una trentina di ombrelloni. Baia incuneata tra un sito archeologico e un promontorio.  2 km dal porto di Skiathos. E’ presente un locale bar-ristorante. Capita di assistere al decollo o all’atteraggio di qualche aereo. La pista è a ridosso del bar. Uno spettacolo inconsueto.

 

 

Psarochoma

 

Nelle vicinanze di Xanemos beach. Prima di raggiungere questa spiaggia svoltare a destra per un centinaio di metri a piedi. Scendere dieci metri e ci si trova davanti ad un paradiso poco frequentato.

Possibilità di trovare qualche nudista e dell’ombra da metà pomeriggio.

 

Gialos beach

 

Le onde che si infrangono continuamente sono i nostri sogni, le nostre preghiere, le nostre domande, i nostri dubbi, i nostri tentativi, e continuano senza stancarsi, senza arrendersi. E sarà così per tutta la nostra vita perché noi siamo le onde e il mare la nostra vita.

Proseguendo in macchina oltre Xanemos girare a destra, salire per un chilometro e mezzo circa e poi svoltare a destra. Si parcheggia e poi a piedi si scende in mezzo a piantine  profumate per 300 metri fino a raggiungere una spiaggia di sassi incontaminata, sempre lato nord dell’isola. Essendo costretti ad arrivarci a piedi la spiaggia è quasi deserta. Un paradiso per pensare e respirare. In alcuni punti troverete dei bastoni di legno appoggiati a rocce o scogli e lì potete adagiarvi gli asciugamani per farvi ombra o per costruirvi una capanna stile Robinson Crusoe. Quando troverete i primi scogli che tagliano in due la spiaggia se avete occhio scorgerete un rigagnolo di acqua dolce che dalle rocce scende verso il mare.

 

Koukounaries

E’ la spiaggia  più nota dell’isola. Sabbia dorata. Pineta alle spalle. Possibilità di attività acquatiche. Molto bella.

 

Aselinos

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Lato nord a pochi chilometri da Koukounaries. Spiaggia sabbiosa piuttosto selvaggia raggiungibile comodamente con strada asfaltata. Un bar-ristorante e tanta sabbia. Nel lato ovest scogli e un po’ d’ombra.

 

Mandraki

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Lato nord. Spiaggia raggiungibile attraverso strada di sabbia. Se si arriva dal lato ovest i panorami sono incantevoli. Selvaggia. Ombrellone indispensabile. Due bar. 

Big Banana

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E’ la spiaggia cult dei giovani. Non molto curata. Si trova poco lontano da Koukounaries sul lato sud ovest dell’isola. Sabbiosa. Musica tecno e cicale si mescolano al rumore delle onde.

Troulos

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Piccola e carina spiaggia a sud. Sabbiosa e attrezzata. Si può mangiare anche alla Taverna Troulos in modo informale nei pressi della spiaggia. Possibilità anche di ripararsi tra gli alberi della pineta.